Nebbia sul ponte di Tolbiac

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Nebbia sul ponte di Tolbiac
Autore
Léo Malet
Editore
Fazi Editore
Pubblicazione
17 novembre 2016
Categorie
Quando Nestor Burma riceve una misteriosa richiesta d’aiuto dall’ospedale della Salpêtrière, si precipita sul posto a dare un’occhiata. Ma è troppo tardi: Abel Benoit, un vecchio anarchico, è morto prima di poter parlare con lui. Cosa aveva da dirgli? E perché il mondo dell’anarchismo parigino, con il quale Burma è stato intimamente coinvolto, non è più quello di una volta? Che fine hanno fatto i suoi vecchi amici? Forse qualche indizio può fornirlo Bélita Moralés, seducente gitana che a sua volta nasconde tanti segreti e ha alle spalle una vicenda familiare dai risvolti inaspettati. O forse la pista giusta è legata a un altro caso: la scomparsa, avvenuta nel 1936 nei dintorni del ponte di Tolbiac, di una grossa somma di denaro. È un’inchiesta dura e dolorosa, quella che attende Nestor Burma. Ed è ambientata nel XIII arrondissement, il quartiere dove ha trascorso la sua adolescenza misera ma ricca d’ideali: un luogo pieno di ricordi, dove il passato spunta fuori all’angolo di ogni strada. Un’indagine durante la quale si imbatterà nell’amore e nella morte e dalla quale uscirà scosso come non mai.
Nebbia sul ponte di Tolbiac è unanimemente considerato il capolavoro di Léo Malet, e le sue sono pagine fra le più felici del noir europeo.

«Malet è, giustamente, ritenuto fra le voci più alte del noir francese».
Giancarlo De Cataldo

«Maestro del noir, Malet è giudicato, non a torto, migliore di Simenon».
Corrado Augias

«Malet ha ceduto al suo alter ego Burma molto di sé, non soltanto l’amore per le pipe taurine:
la predilezione del vizio sulla virtù, l’indipendenza non negoziabile, la scorrettezza politica».
Roberto Iasoni, «Corriere della Sera»

«Uno dei detective più riusciti del noir novecentesco. Un classico. E basta».
Fabrizio d’Esposito, «il Fatto Quotidiano»

«Funziona ancora, non per nostalgia ma per la singolare miscela di cinismo e ironia del monologare di Burma e per la qualità delle sue figure».
Tiziano Gianotti, «D – la Repubblica»

«Solo da morto gli fu tributata la caratura letteraria che si meritava, non inferiore a quella di Simenon».
Bruno Ventavoli, «TTL - la Stampa»

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