Donne pericolose

Sull’isola di Sirene, al largo del golfo di Napoli, la Grande guerra è solo un’opprimente nuvola grigia, un’eco lontana che minaccia di rendere più triste l’estate. Per questo Rosalba Donsante, eccentrica ereditiera svizzera con la passione per gli abiti da uomo, ci va tutti gli anni: è l’unico luogo al mondo in cui il suo profilo greco e i suoi capelli di bronzo possono continuare a risplendere sotto gli occhi di autentici cultori della bellezza. O sarebbe meglio dire cultrici, perché tra Aurora, Giulia, Hermina, Cléo, Janet, Olimpia e tutte le altre signore e signorine che a Sirene volteggiano intorno a Rosalba, di sguardi virili se ne colgono pochi. Queste figlie dell’aristocrazia europea più emancipata invadono ville e alberghi con una malizia nuova, distante dai costumi di una società ottusa come dagli orrori del conflitto mondiale. I loro baci, le danze, i pettegolezzi, i capricci, gli scambi di coppia, le gelosie incrociate diventano vezzi in grado di scardinare, in anticipo sui tempi, qualunque pregiudizio sull’omosessualità. In un romanzo che all’uscita fece scandalo, Compton Mackenzie racconta il gineceo più ironico e anticonformista del primo Novecento. I monocoli e i cravattini delle sue deliziose maschiette animano una Capri mozzafiato, cui lo pseudonimo di Sirene non fa che donare l’ennesimo tocco di ellenica sensualità. «In questo paese» scriveva l’autore parlando del Regno Unito, «soffriamo ancora della convinzione puritana secondo cui le questioni di sesso, normali o anormali che siano, debbano essere sempre affrontate con serietà. Io credo, invece, che ridere sia la cura suprema per le inibizioni, per la repressione, per i complessi e per tutti gli altri problemi creati da una vita sessuale confusa.» Donne pericolose, pubblicato in Italia nel 1946 e oggi riproposto in una nuova traduzione, è un invito a ridere (e a commuoversi) insieme a un gruppo di eroine straordinarie, godendo delle gioie e dei tormenti di un amore che o è libero o non è.

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