Il delitto di Lord Arthur Savile (con Annotazioni) (Classici Vol. 5)

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Il delitto di Lord Arthur Savile (con Annotazioni) (Classici Vol. 5)
Autore
Oscar Wilde
Editore
Edizioni Il Grano
Pubblicazione
3 agosto 2016
Categorie
Vero è, per un momento lasciando secondaria la genialità dell'uomo e dell'artista, che in Wilde, come si è scritto, forse negli ultimi anni, forse da prima, pare prevalere energicamente «il fascino dell'abisso», «l'amore della perfezione tragica» della «rovina».

Affiora lieve, in questo Arthur Savile, tale condizione dell'uomo, strisciante tra solitudine e socialità, che il tempo e la coscienza personale tentano di nascondere, o camuffare secondo paradigmi relativi e personali. E pare darsi nei modi del bizzarro, perché, d’altronde, la scrittura è sempre acuta, brillante, divertente, il conversare è spumeggiante, ricco di spirito. Come se questo parlare possa decostruire la finzione sociale con l'utilizzo di arguzia e stoccate di fioretto. Eppure, visto che ««non è mai sconveniente quel che interessa», la riflessione viene a farsi persino robusta, tra una frivolezza e un ricamo, e l'emergere del vissuto si compiace della capacità di dire mirabilmente ciò che invece, almeno in teoria, addolora. In sé e per sé, è un oltrepassare senza poi troppo sarcasmo la superficie artificiale del vissuto: «Il mondo è un teatro, ma le parti del dramma sono assai mal distribuite». Nondimeno, a voler cercare qualcosa in più, leggiamo nel racconto l'ambivalenza del rimando, l'interpretare i fatti secondo intuizione e insieme secondo intelligenza pura delle cose, la dualità che dilania gli animi filosofeggianti, in forme quasi deliranti.

Vero è, per un momento lasciando secondaria la genialità dell'uomo e dell'artista, che in Wilde, come si è scritto, forse negli ultimi anni, forse da prima, pare prevalere energicamente «il fascino dell'abisso», «l'amore della perfezione tragica» della «rovina».
Affiora lieve, in questo Arthur Savile, tale condizione dell'uomo, strisciante tra solitudine e socialità, che il tempo e la coscienza personale tentano di nascondere, o camuffare secondo paradigmi relativi e personali. E pare darsi nei modi del bizzarro, perché, d’altronde, la scrittura è sempre acuta, brillante, ricca di spirito, mentre la riflessione viene a farsi robusta, tra una frivolezza e un ricamo, e l'emergere del vissuto si compiace della capacità di dire mirabilmente ciò che invece, almeno in teoria, addolora. In sé e per sé, è un oltrepassare senza poi troppo sarcasmo la superficie artificiale del vissuto: «Il mondo è un teatro, ma le parti del dramma sono assai mal distribuite». Nondimeno, leggiamo nel racconto l'ambivalenza del rimando, l'interpretare i fatti secondo intuizione e intelligenza pura delle cose, la dualità che dilania gli animi dei pensatori in forme quasi deliranti.

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