Magnus Leroy (The Ruin Series Vol. 2)

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Magnus Leroy (The Ruin Series Vol. 2)
Autore
Nora Ferraris
Pubblicazione
14 ottobre 2016
Categorie
Questo è il secondo volume di:
Duchessa di Raven ----> https://www.amazon.it/duchessa-Raven-Ruine-Vol-ebook/dp/B01G700HYA
Estratto:
"Non ballerò con te, e non parlerò più con te."
Proclamò la duchessa interrompendo il Cavaliere.
"È un peccato. Non credete? Il tempo non ha creato abbastanza distanza tra noi, dunque? Cosa temete da me? Come dite voi mi hanno ammansito e poi che motivo avreste di odiarmi? Per voi non sono un estraneo? Non mi avete tolto ogni ruolo in questa faccenda? Non mi avete escluso?"
Magnus sorrideva,esibiva la sua espressione sfacciata e sicura ma era furioso, si stupì della portata di quella rabbia che sentiva verso di lei, come se dall'inizio quella donna l'avesse condannato a quel matrimonio che lo schiacciava sotto ai sensi di colpa, a quella vita che non gli dava, nonostante la fortuna di cui godeva, alcuna soddisfazione.
"Il tempo non ti ha reso più saggio, né ha potuto molto sul tuo spirito, questo è il vero peccato."
"Cosa ne sapete di quello che è successo al mio spirito? Quando mai vi siete curata di me?"
La duchessa di Raven rise, una risata amara. Una risata incredula.
"So che l'hai venduto tanto tempo fa e che questo si è rivelato un ottimo compromesso per i tuoi recenti affari. Anzi, facciamo così, vi darò del voi anche io, ve lo siete proprio meritato. Ecco quello che so del vostro spirito: che ne siete privo! Per quanto riguarda il mio ha avuto lo stesso destino, ero una ragazzetta sciocca e ora non lo sono più."
Quella distanza data dalla forma con cui la duchessa gli parlò lo destabilizzò e si unì a quella certezza che aveva avuto poco prima dinanzi a Lisette che ormai i vecchi equilibri fossero stati spezzati, che il passato fosse andato perduto, che nuovi rapporti adesso avessero i presupposti per svilupparsi e che quelli antichi invece non sarebbero andati lontano. Fu un ammissione strana, non aveva vissuto che per quell'incontro, non aveva sognato, né immaginato che la donna che gli era di fronte. Ma non si riconoscevano, niente gli parve legarli a parte quel fastidio inopportuno che sentiva ogni volta che il Cavaliere la chiamava o la toccava.
"Oh, non sottovalutatevi, non siete mai stata una ragazzetta sciocca. Vi è sempre piaciuto credervi una Pamela, eppure non lo siete stata mai."
"No? E allora come mai per una limitata stagione della mia esistenza ho creduto che voi potevate essere più di uno stalliere?"
Il Cavaliere la chiamò per nome e tentò di tirarla indietro ma la duchessa si spinse invece avanti. Tutta la sala la guardava, tutti erano ipnotizzati da quella macchia blu, si chiedevano cosa avessero in comune quell'inventore che era entrato nelle grazie del re e lei, che era uscita dalle grazie di tutti.
"Ginevra stai dando spettacolo, tesoro, non ne vale la pena."
Magnus sentì il suo odore, fece per fermarle i polsi quando il suo corpetto gli sfiorò il petto ma lasciò ricadere le braccia sui fianchi anche se gli costò una fatica enorme.
"Vi prego."
"Dovete starmi lontano."
Quando sentì quel nomignolo, quel "tesoro" che urtò tra i loro corpi, fece una cosa stupida.
"Mi pento del passato ma è stato necessario, tentate di capirmi."
Vide la delusione attraversare quel viso di cui tentava di memorizzare tutto, le labbra tonde, invitanti ora leggermente aperte, gli occhi socchiusi per evitare di far vedere quanta rabbia fossero capaci di contenere.
"Oh, ma davvero? È stato necessario?"
"Si, un male necessario e in fondo..."
Si avvicinò al suo viso. Li guardavano tutti, poteva sentire gli occhi dei presenti sulla schiena, i loro sussurri.
"So che vi è piaciuto, vi ho sentita fremere intorno a me, al mio fallo, vi ricordate le lezioni che vi feci sull'anatomia, quel giorno nella radura? Io ricordo tutto."
Si allontanò da lei per osservare l'effetto delle sue parole. Si sentì uno stupido ma non riuscì a resistere. Quel "tesoro", quel maledetto "tesoro", continuava a vorticargli nella testa, decise di darle la stoccata finale: "Vi ho presentato mia moglie?"

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