Chi perde paga

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Chi perde paga
Autore
Stephen King
Editore
SPERLING & KUPFER
Pubblicazione
27 settembre 2016
Valutazione
(2)
Categorie
SVEGLIATI GENIO! Il genio è John Rothstein, scrittore osannato dalla critica e amato dal pubblico - reso immortale dal suo personaggio feticcio Jimmy Gold - che però non pubblica più da vent'anni. L'uomo che lo apostrofa è Morris Bellamy, il suo fan più accanito, piombato a casa sua nel cuore della notte, furibondo non solo perché Rothstein ha smesso di scrivere, ma perché ha fatto finire malissimo il suo adorato Jimmy. Bellamy è venuto a rapinarlo, ma soprattutto a vendicarsi. E così, una volta estorta la combinazione della cassaforte al vecchio autore, si libera di lui facendogli saltare l'illustre cervello. Non sa ancora che oltre ai soldi (tantissimi soldi), John Rothstein nascondeva un tesoro ben più prezioso: decine di taccuini con gli appunti per un nuovo romanzo. E non sa che passeranno trent'anni prima che possa recuperarli. A quel punto, però, dovrà fare i conti con Bill Hodges, il detective in pensione eroe melanconico di Mr. Mercedes, e i suoi inseparabili aiutanti Holly Gibney e Jerome Robinson.
Come in Misery non deve morire, King mette in scena l'ossessione di un lettore per il suo scrittore, un'ossessione spinta fino al limite della follia e raccontata con ritmo serratissimo. Chi perde paga è un altro colpo da maestro di Stephen King, il secondo romanzo della trilogia iniziata con Mr. Mercedes (vincitore dell'Edgar Award per il miglior thriller), nel quale l'autore tocca un tema a lui caro, quello del potere della letteratura sulla vita di ogni giorno, nel bene e nel male.
È notizia recente che dai libri con il detective Hodges sarà tratta una serie televisiva prodotta dalla Sonar.

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Recensioni e articoli

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Degno seguito di Mr. MercedesMonica

Se il primo mi era piaciuto, questo mi ha entusiasmato Continua…

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Chi trova tiene, chi perde piangeStamberga d'Inchiostro

Innanzitutto vorrei esordire dicendo che, dopo Mr Mercedes, le aspettative erano altissime e dopo aver avuto il piacere di leggere e rileggere il romanzo non sono rimasta così colpita come dal suo predecessore. Questo già dovrebbe far intuire la piega che prenderà l’articolo. Andiamo però per gradi, altrimenti si finisce come al solito: tante chiacchiere e nulla di concreto. Partiamo dal titolo. Finders Keepers. Non sarò io a dire alla Sperling & Kupfer come tradurre i titoli in lingua italiana, vorrei soltanto aggiungere che “Chi trova, tiene” calza a pennello al libro mentre “Chi perde paga” può fuorviare. Potrebbe essere una scelta voluta quella di depistare il lettore. Questo purtroppo non mi è dato saperlo. Ad ogni modo, andiamo avanti. Seconda tappa. La copertina. Forse mi sbaglio ma quando l’ho vista la prima volta mi sembrava che fosse dello stesso grafico che ha realizzato “Revival” e fin qui niente di male, se non fosse per la scelta di lanciare una ristampa simile all’originale, a circa metà del prezzo, poco tempo dopo e prima che uscisse “Fine Turno”, che riprende lo stile di Mr Mercedes. Dico io, pensarci prima? È meglio proseguire. È ora di parlare libro. Questo secondo capitolo dedicato al nostro ex detective Bill Hodges e ai suoi aiutanti Holly e Jerome ha i suoi alti e bassi. La prima parte del romanzo è una sorta di rito di iniziazione alla trama, aiuta a capire meglio la situazione, mettendo un po’ la pulce nell’orecchio al lettore, come soltanto il Re sa fare con il suo fascino senza tempo. Moltissimi sono i temi ben sviluppati in questa trama. Le ambientazioni sono tra le mie preferite così come un’infanzia travagliata descritta in maniera impeccabile. Il lessico crudo e tagliente si abbina bene alla storia e anche il ritmo narrativo che aumenta lentamente quando ormai è giunta l’ora di tirare le somme. Sarà abbastanza per renderlo migliore al precedente? Trovo che quello che manchi in questo libro sia il brivido, il terrore che soltanto King è in grado di donare. Quella paura che si insinua nelle vene e lentamente scorre fino al cuore e gela, ahimè, se gela tutto il corpo. Ho apprezzato la scelta di rendere meglio il degrado delle ambientazioni tramite un linguaggio fin troppo volgare, ma non è solo questo che serve per tirare su il livello della narrazione. E infatti a questo servono le sue descrizioni parallele che lentamente si fondono ed è qui che compare il nostro investigatore. Un po’ come a teatro, Stephen King, sa quando far comparire le sue pedine e come muoverle. Il suo è un romanzo che tratta di ossessione e violenza, in cui manca la sua anima eppure riesce a farcela, pedalando a fatica in alcuni punti, ma taglia ugualmente il traguardo. Da lui non resta che imparare. Per un momento ho avuto un flashback di Misery e mi domando se King non abbia paura di fare la fine dei suoi poveri personaggi, gli scrittori. Ancora oggi faccio fatica a dargli un voto e capire se mi sia piaciuto davvero o mi abbia completamente deluso. Sono davanti al bivio e non so da che parte andare. Continua…

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