Perché Yellow non correrà

Chi ha ucciso – due colpi di pistola alla testa – lo sconosciuto trovato cadavere nei bagni dell’ippodromo, la sera di domenica 13 aprile 1980, a Milano? La vittima, già dagli abiti, appare appartenere a un mondo ben diverso da quello del senzatetto – il barbone, el barbùn, come si diceva in quegli anni – ucciso negli stessi giorni con spietata ferocia nel sottobosco umano di squallore e disperazione che vegeta ai margini della Stazione Centrale.
E infatti, i primi passi dell’inchiesta, condotta con determinazione dal commissario Norberto Melis, portano tutti in una ben precisa direzione: i giorni confusi successivi all’8 settembre 1943, con le stragi, le devastazioni e le razzie di opere d’arte compiute dai nazisti nella lenta ritirata verso nord.
E il senzatetto? Altra mano? Altra inchiesta? Ma è proprio tutto come sembra? O il passato, e la preziosa biblioteca magico-alchemica trafugata nei giorni lontani della seconda guerra mondiale, non sono che una pista apparente? In una Milano che porta ancora sulla pelle le cicatrici dei cupi anni di piombo, mentre la primavera sembra coincidere con una pioggia uggiosa, e l’assassino colpisce ancora, senza pietà, con l’aiuto di tutti i suoi uomini Melis riuscirà a dipanare il filo rosso sangue che lega tra loro queste morti.

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La narrazione di Tuzzi, lenta, dilatata, sospesa su un colpo di scena che non accenna ad arrivare, ha il respiro dell’inchiesta, ne segue l’organizzazione, ne condivide le speranze, le attese, le frustrazioni; ma intorno al lavoro dei poliziotti non è soltanto l’ investigazione a crescere. Continua…

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