La poltrona di Kazia

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La poltrona di Kazia
Autore
Janina Maciaszek
Editore
Caravaggio Editore
Pubblicazione
30 settembre 2016
Categorie
L’Autrice, Janina Maciaszek, è nata a Varsavia nel 1920 (ed è venuta a mancare nel 2016, pochi giorni prima della pubblicazione del suo libro) e in questo suo romanzo, La poltrona di Kazia, ha narrato tutto l’amore che da sempre ha nutrito per la Polonia; amore per la propria terra, di cui ha offerto un affresco di ben cinquant’anni di vita e di storia, storia da intendersi non solo in senso stretto, ma aperta a più aspetti della Polonia, che l’autrice ha voluto far conoscere nelle sue gioie, più che altro familiari, nelle sue fatiche e nelle sue vicissitudini storico-politiche, spesso drammatiche. Janina parla attraverso Kazia, la cui vita è sviluppata nel romanzo dall’infanzia, tra genitori, fratelli e nonni, fino a quando diventa a sua volta nonna.
Grazie a Kazia, abbiamo di fronte a noi tutta la Polonia: prima rurale e poi, più tardi, un paese che vedrà nascere le prime fabbriche con tutti i risvolti, specie negativi, che ciò comporta. Abbiamo la Polonia terra di guerre e di persecuzioni, soprattutto durante la Seconda Guerra Mondiale, teatro non solo di distruzione ma anche di indimenticata deportazione (tragica esperienza vissuta anche dall’autrice Janina, deportata in un campo di lavoro in Germania). Abbiamo la Polonia rurale, narrata con amore tipico dei ricordi d’infanzia: legami indissolubili, trasmessi insieme all’attaccamento dei contadini alla loro terra e alla loro nostalgia per il passato di fronte all’avanzare del presente industriale. Abbiamo la Polonia con la sua cultura e i suoi esponenti di spicco della letteratura, della musica; con i suoi castelli storici e le sue molteplici tradizioni, anche culinarie. Nulla è trascurato. Certamente, non lo è uno dei pilastri fondamentali di questo paese: la religione, con la sua formazione cristiana respirata e vissuta fin da bambini, con le sue chiese e le cattedrali, e, un esponente fra tutti, Giovanni Paolo II, ricordato anche per le sue omelie coraggiose (alle quali l’autrice ha avuto modo di assistere in prima persona) quando era ancora arcivescovo.
Dunque, un romanzo che attinge dalla memoria in maniera duplice: quella di Janina, alias Kazia, e quella della storia [...].

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