Stanze di famiglia


«Un'opera di acre bellezza, alla quale in nessun modo è possibile rimanere insensibili.»
El País

«Nessun sentimentalismo, ma solo la verità del quotidiano.»
Le Monde

«Un intelligentissimo connubio tra ironia ed emozione.»
Le Soir

«Ci sono cose laceranti e c'è il coraggio della delicatezza.»
la Repubblica

«Memorabile. Di una sincerità terribile e commovente.»
El Mundo

Vicende familiari, certo, ma che ruotano soprattutto intorno al nodo emozionale di vecchiaia e infanzia, le due età della debolezza, gli anni in cui l’individuo è più vulnerabile, più esposto a prevaricazioni, violenze, umiliazioni, in cui la fortuna di essere nati diventa troppo spesso fatica di vivere e amarezza. Ed è combattendo l’amarezza con l’ironia dell’intelligenza che un vecchio professore di lettere, in attesa che il figlio torni dall’ufficio per accompagnarlo in una casa di riposo, conversa con la moglie morta. È un dialogo al tempo stesso amoroso e conflittuale. Come commossa e crudele sarà l’ultima discussione con il figlio. Ritroveremo il vecchio anni dopo, rintanato come ogni pomeriggio nella soffitta della «Villa», intento a sfogliare un vecchio album di fotografie e a esercitare la sua ironia confidandosi con una piantina di basilico e una sedia vuota. A confrontarsi invece con il padre morto è Anna, una psicoterapeuta infantile, nella notte in cui viene a sapere della fuga da casa di un suo assistito, un ragazzo violato da un’infanzia di indifferenza e disamore. Comparirà anche lui, in questa notte, e costringerà Anna a un impietoso, feroce bilancio del proprio vissuto, dominato da quel padre attore famoso e geniale, del cui fascino lei è sempre stata adoratrice e vittima. Nella terza e ultima stanza, un figlio stanco ed esasperato è alle prese con la grottesca demenza della vecchia madre. Ma sarà quella stessa madre, giovane e presente nel ricordo – come giovane e presente è anche il padre scomparso da anni – a suggerirgli in un momento di lucida dolcezza: «Capirai alla fine che con quella povera testa delirante e confusa se n’è andato un mondo...». Nella struttura di questo libro dunque diventano personaggi, agiscono e parlano tra loro i vivi, i morti e i ricordi. Ma anche i rimorsi e i desideri. A che mondo appartiene questo convegno fantasmatico in tre stanze? Semplicemente al mondo della letteratura, luogo sospeso tra cielo e terra, nel quale, come ci insegna Amleto, «esistono più cose di quante la tua filosofia conosca».


Segnala o richiedi rimozione

Condividi questo libro

Recensioni e articoli

Aggiungi una recensione

Aggiungi un articolo

Non ci sono ancora recensioni o articoli