Il giovane Hitler che conobbi

August Kubizek incontrò per la prima volta Adolf Hitler nel 1904. Aveva sedici anni e Hitler quindici. Per i successivi quattro anni, come dice Kubizek, visse: ‘‘fianco a fianco con Adolf. In questi anni decisivi, quando si trasformò da ragazzo quindicenne a giovane uomo, Adolf mi confidò cose che non aveva mai detto a nessuno, nemmeno a sua madre’’.
Questo libro rappresenta una delle maggiori fonti storiche per la comprensione della figura di Adolf Hitler. Tratta, come nessun altro libro, del periodo più misterioso, forse il più formativo, e quindi, in un certo senso, il più interessante della vita di Hitler. È la testimonianza diretta dell’amico più intimo che Hitler abbia mai avuto, il documento della formazione di un tiranno.
Racconta i cruciali anni dalla fine della scuola all’entrata nell’esercito bavarese, durante i quali quel carattere feroce, quell’impareggiabile forza di volontà, l’implacabile sistematicità mentale si formarono. Il carattere di Hitler, negli anni dopo il 1908, senza dubbio diventò più duro e odioso: l’esperienza viennese lo forgiò aspramente e lo portò a una disumanità orribile.
Hitler appare un personaggio alla deriva: ha fallito a scuola, non ha un lavoro, è stato respinto dall’Accademia d’Arte di Vienna, si trova nella capitale austriaca per uno scopo non chiaramente definito e vive con una miseria guadagnata dipingendo cartoline. Ma dietro quest’apparente inettitudine, Kubizek ci mostra il carattere dell’uomo che, da questi inizi, senza altri naturali vantaggi se non la propria personalità, sarà destinato a diventare il conquistatore più potente e terribile della storia moderna. Ci fa vedere il giovane Hitler, mai dubbioso che un giorno avrebbe realizzato i suoi improbabili progetti, fortificarsi contro una società corrotta, adottare un’austerità di ferro, scoprire improvvisamente la politica, nutrire un odio viscerale contro l’ingiustizia sociale della vita urbana, rappresentata, per lui, dagli squallidi edifici dei bassifondi.
Grazie all’esperienza e alle rigide opinioni di quegli anni, Hitler fu poi in grado di mobilitare alcuni dei migliori, così come alcuni dei peggiori istinti di un popolo sconfitto.

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