Daphne

Il 13 maggio 1907 a Mayfair, in una imponente dimora dal frontespizio neoclassico, nasce Daphne du Maurier, figlia di Gerald e Muriel Beaumont.
Sua madre, Muriel, è un’ex attrice di teatro, che ha esordito sulle scene nel 1898, anno in cui era quasi un’adolescente. Nel 1902 ha incontrato Gerald; recitavano nella stessa commedia, scritta da quello che sarà poi un amico di famiglia: James Matthew Barrie, detto zio Jim, l’autore di Peter Pan. Muriel Beaumont ama dire che ha smesso di calcare i palcoscenici quando, diventata una du Maurier, ha dovuto far fronte ai suoi doveri di moglie e di madre, ma, crescendo, Daphne capisce subito la ragione vera della sua scelta. Nella tribù dei du Maurier c’è posto per un solo attore, un solo istrione capace di brillare e fare il bello e il cattivo tempo: suo padre Gerald.
Abile, creativo, affascinante sulle scene, Gerald du Maurier è da tempo oggetto di venerazione delle spettatrici che accorrono numerosissime alle sue rappresentazioni, e non tarda a esserlo anche di sua figlia Daphne, suscitando, tra le mura domestiche, una malcelata gelosia da parte di Muriel.
Daphne attende con impazienza quei momenti privilegiati al primo piano di Cannon Hall, la casa al numero 14 di Cannon Place, in cui, accanto al focolare, di fronte a una tazza di tè, con una sigaretta tra le dita, Gerald le racconta l’infanzia di suo padre, George du Maurier, detto Kiki, pittore e romanziere che si era dedicato alla scrittura grazie all’amico Henry James.
La lettura dei romanzi di Kiki, innanzi tutto Peter Ibbetson, l’opera in cui rievoca il fascino della Parigi del 1840, apre a Daphne il mondo incantato della letteratura. Leggere Dickens, Thackeray, Scott, Stevenson, Wilde le appare un sortilegio, una potente via di fuga, tanto affascinante quanto l’Isola Che Non C’è di Peter Pan, l’eroe che è entrato nel suo cuore una sera d’estate della sua infanzia, in cui Daddy si è affacciato nella nursery assieme a zio Jim, un ometto dallo sguardo intenso, baffoni neri e fronte alta.
Vestita come un impertinente ragazzino, con calzoncini corti, calzettoni di lana, grosse scarpe sgraziate, anche Daphne ha la sua Isola Che Non C’è, il mondo racchiuso in un quaderno lungo e nero, su cui scrive nel silenzio della sua stanza al secondo piano. Un quaderno in cui si annuncia già il suo luminoso destino di scrittrice… Con una prosa impeccabile, Tatiana de Rosnay ci restituisce il romanzo della vita di una delle più complesse e tormentate figure di donna del Novecento, la scrittrice inglese Daphne du Maurier, autrice di romanzi come Rebecca, la prima moglie, Gli uccelli, Jamaica Inn.

Il ritratto di una donna ribelle, libera, completa.
Marine Tilly, Le Point

«Questo libro si legge come un romanzo. Ma niente è inventato. È tutto vero. È il romanzo di una vita».
Tatiana de Rosnay

«La biografia di Daphne du Maurier alza il sipario sull'esistenza aristocratica e dorata, ma anche oscura e torbida dell'autrice britannica».
Roberto Bertinetti, il Messaggero

«Tatiana de Rosnay ci propone ci propone una biografia più avvincente di un romanzo».
Grazia Giordani, L'Arena

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