La scomparsa di me

Quante volte si può scomparire? O quante volte si può tornare a esistere prima di essere veramente scomparsi al mondo fisico? Il protagonista di questo romanzo ci parla da un dopo morte (una morte accidentale) che ha ancora legami con la vita. Ci parla in verità non direttamente, ma attraverso progressive e veloci “immersioni” in “ospiti” legati a lui in vario modo (emotivo, professionale, di sangue) grazie alle quali egli può raccontarci della propria esistenza, dei legami duraturi, di quelli fallaci, del destino che gli è stato negato, ma anche dei destini di coloro che lo ricevono in sé. Ogni immersione nell’altro avviene come una morbida invasione spirituale che non intacca l’esistenza del vivo ma, al contrario, dilata e rende più trasparente e visibile la vita appena troncata del protagonista. Ne consegue un meccanismo tutto incentrato sull’attesa dell’ospite che è il vero motore del racconto. Il personaggio che dice io è stato gallerista d’arte, consulente di aziende, consigliere finanziario, un geniale e multiforme uomo della modernità. Sappiamo che ha avuto due mogli, una compagna, tre figli, e sappiamo quanto decisivo sia stato (e continua a essere, quando entra in lei) il rapporto con Anna.
Vero e proprio viaggio nell’interiorità, e autentica ricerca di una nuova definizione dell’interiorità, La scomparsa di me è un modernissimo teatro degli spiriti, un esercizio di polifonia esistenziale, un “gioco” che richiama l’infinita varietà dell’essere che il futuro delle tecnologie promette.
È anche una paradossale dichiarazione d’amore per la vita, enunciata e resa evidente attraverso la moltiplicazione aritmetica dell’esistenza psichica, fino alla definitiva scomparsa di sé.

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