Senza coda

“Fra tre giorni ci vai da Carmine, a papà?” Una frase, solo una frase, e nel cuore di Pietro ricomincia a pulsare un’attesa carica di angoscia segreta. La sua normale vita di bambino, fatta di caccia alle lucertole assieme all’amico Luigi e viaggi fantasticati sull’antica macchina di papà, si interrompe di colpo. La legge del padre si fa pulsante e minacciosa: porta i segni di una violenza in grado di segnare pesantemente il corpo di sua mamma e talvolta anche il suo. Loro devono soltanto obbedire. E così Pietro si trova a dover portare una busta sigillata a Carmine, un amico del padre “dal volto bucato”, un poco di buono diremmo noi. Ma Pietro è solo un bambino, sa solo d’istinto che quella persona lì non è una bella persona, ed è una verità che gli sale dalla pancia, ingovernabile.

Ma perché suo papà non gliela porta lui direttamente quella busta all’amico? La realtà è che non può. È ai domiciliari, siamo nella campagna siciliana. E l’ambiente, lo capiamo quasi fin da subito, è quello della mafia siciliana. Il mondo dell’infanzia innocente si scontra con un mondo di adulti, governato da una logica di guerra. E Pietro aprirà proprio quella busta…
Con un linguaggio e un controllo narrativo precisi, anche nei dialoghi, questo romanzo proietta immediatamente il lettore in un’atmosfera serrata e dura, che non lascia requie. In un’atmosfera di tensione e suspence, sulla corda fino alla fine.

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