Lucca "Caput Tusciae Langobardorum" 569-774

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Lucca   "Caput Tusciae Langobardorum" 569-774
Autore
Marco Carrara
Pubblicazione
31 dicembre 2016
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In ben poche città l'arrivo e la conseguente dominazione dei Longobardi in Italia per due secoli, dal 568/569 al 774, lasciarono un'impronta profonda e durevole come a Lucca. Il ducato di Lucca fu, in ambito regionale, il più antico per origine e il più importante per preminenza politica [Lucca caput tusciae langobardorum]. Al suo interno fu attiva un’aristocrazia di alto rango, titolare delle principali cariche cittadine, laiche ed ecclesiastiche, ben radicata localmente attraverso vaste proprietà fondiarie e soprattutto collegata al potere regio direttamente o indirettamente, tramite personaggi di spicco della corte regia. Di questo gruppo di notabili e possessores, la famiglia del duca Walpert e quelle dei vescovi Talesperiano (713/14 c.-736 c.) e Peredeo (755-779) costituirono il nucleo più rappresentativo. Durante l’VIII secolo i loro membri fondarono chiese e monasteri, dotandoli di cospicui patrimoni mobili e immobili, furono duchi, vescovi, abbati e arcipreti.
Il valore del patrimonio fondiario della Chiesa di Lucca, un ente che finì per dominare la vita della città e intorno al quale ruotavano gli interessi di una fetta molto consistente delle élites, divenne enorme.
La precoce conquista di Lucca, già all'inizio degli anni Settanta del VI secolo, ne fece la prima e principale base di espansione longobarda nella Tuscia, portando ad un rapido e irreversibile ampliamento del suo territorio cittadino, a spese soprattutto di Pisa, quando constatiamo che le pievi battesimali di un'ampia fascia a sud dell'Arno (nonché della Versilia) dipendevano dal vescovato di Lucca. Quanto alla Valdinievole, sappiamo che all'inizio dello stesso secolo la diocesi di Lucca arrivava già sotto il valico di Serravalle, ai piedi del Montalbano.
Dopo l'ampliamento del territorio verso sud ai danni dei Pisani, il dux di Lucca occupò anche l'area alla bocca del Cecina ed espugnò Populonia. I Lucchesi occuparono quindi una gran parte del territorio di Populonia e queste terre furono inserite nella iudiciaria di Lucca.
Poi l'espansione proseguì verso Roselle e Sovana. Qui finì la penetrazione e l'influenza lucchese in Maremma. I fondi pergamenacei di Lucca documentano grandi proprietà lucchesi nel Populoniese, nel Rosellano e nel Sovanese. Si tratta di proprietà di enti religiosi di Lucca, come il Duomo e altre chiese, ma anche di beni di vescovi, duchi e privati. Le prime pergamene legate alla proprietà lucchese nella zona della Maremma risalgono agli inizi dell'ottavo secolo
Quella dei Longobardi era una cultura guerriera che in molti suoi aspetti, al momento della loro irruzione in Italia nel 569, era ancora ad uno stadio quasi puro. Fra le loro file, nel momento delle migrazioni c'erano stati i “cinocefali” di cui ci parla Paolo Diacono, invasati dal culto di Wotan, guerrieri che combattevano indossando maschere di cane e che bevevano il sangue dei nemici.
L'effetto della conquista longobarda fu la nascita di due Italie, o meglio di due aree. E anche se dalla metà del VII secolo in poi l'area longobarda fu largamente prevalente, l'Italia bizantina dal canto suo assunse su di sé buona parte dell'ancoraggio mediterraneo della penisola.
A settantacinque anni dall'invasione inizia a modificarsi lentamente l'assetto del regno longobardo, con la comparsa di un re longobardo che si proclama tale “nel nome di Dio” e legifera. Egli impersona lo Stato. E lo Stato assumerà progressivamente quella base etica che l'idea cristiana suggerisce: il re tutela la pace pubblica, protegge i deboli, ha cura della salute morale del suo popolo.

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