La musica salvifica

Incontrarmi seduto sopra ad un treno, quando avevo all’incirca 40 anni meno, è come entrare in un buco che dà nel tempo. Erano gli anni di Happy Days e di Ralph Malph ma io stavo in un letto sudato d' un grande ospedale e non sapevo che, per più di un anno, i miei progetti non sarebbero cambiati. Pensavo troppo al mio futuro, pensavo troppo e vivevo male. Quel male che intanto mi aveva lasciato in fondo a qualche data (probabilmente a Maggio) nell’ombra di un altro viaggio; quello di un bambino che camminava sopra un filo di canzoni e ad ogni passo andava sempre un po’ più in là, al limite del vuoto. Son passate molte stagioni (la banda ha continuato a suonare) eppure ricordo quei giorni quando i miei amici veri bevevano vino. Non erano vagabondi, forse solo un po’ abbaialuna; qualcuno suonava e rideva ma io ero come lontano. Io contavo i nei sulla mia pelle ricucita dal regno dei ragni. Ne avevo così tanti da poterci disegnare la mappa delle stelle. E’ vero ho chiesto aiuto, poi da solo mi sono perduto, ho pianto e sono cresciuto. Il seguito è una vergogna... (e tengo pure una certa età).*

*Sono citati stralci delle canzoni: “Ninni” e “Dentro gli occhi” di Roberto Vecchioni, “Ricordi quei giorni”, “Venezia” e “Gli amici” di Francesco Guccini, “La giostra” e “L’acrobata” di Angelo Branduardi, “Se ti tagliassero a pezzetti” di Fabrizio De Andrè; “Spugna” di Edoardo Bennato; “La sedia di Lillà” di Alberto Fortis, “Il parco della luna” di Lucio Dalla e “Gli anni” degli 883.

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