Morire il 25 aprile

"In che rapporto stanno il passato e l'avvenire? A prima vista, questo romanzo sembra rispondere che chi non ha memoria, non ha futuro. Il protagonista indaga su un episodio della Resistenza che coinvolge la sua famiglia e un amico appena defunto, molto più anziano di lui. Nel frattempo, mentre ricerca quell'antica verità, s'interroga sui tempi che gli si schiudono dinnanzi, i primi anni Zero del nuovo millennio. Lo smarrimento della memoria sembra andare di pari passo con l'incapacità di comprendere il da farsi. Mettere ordine nella vita di un altro, un padre putativo, sembra il requisito per orientarsi nella propria. In realtà, via via che procede, la vicenda rovescia l'assunto iniziale, ed è chiarendosi cosa chiedere al domani, che il protagonista ottiene una risposta dal passato. Trovando il modo di tenere insieme, in un gesto simbolico e grottesco, entrambe le dimensioni del tempo. In quel momento, giunti all'ultima pagina, ci accorgiamo che ormai tutti gli episodi narrati sono alle nostre spalle, e che si pone anche per noi lettori il problema di metterli in prospettiva, guardando in avanti. Chi non ha futuro, non ha memoria." (Wu Ming 2)

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Morire il 25 aprileMangialibri

Sospeso tra passato e presente, tra memoria e contemporaneità, Morire il 25 aprile di Federico Bertoni – docente di Teoria della letteratura all’Università di Bologna ed esperto della tradizione del romanzo moderno e della letteratura della Resistenza – è un romanzo che narra le gesta del comandate Julien, capo del distaccamento “Ettore”, un personaggio ispirato da Vincenzo Sutti, il comandante partigiano “Farfallino”, che proprio a casa dell’autore si sente male il 25 aprile 2003. Continua…

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