Correzione (Letture Einaudi Vol. 49)

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Figura monomaniacale e paranoica, Roithamer è uno dei grandi personaggi bernhardiani. Liberamente modellato sulla figura di Wittgenstein, è austriaco, è scienziato, insegna a Cambridge. In anni di febbrili progetti e folle, perfezionistico lavoro, costruisce in mezzo a un bosco una stranissima abitazione per la sorella, l'unica persona da lui amata, «un cono nel quale la sorella dovrà abitare in futuro ed essere felice, essere al colmo della felicità». Ma la gioia non ci sarà, per nessuno. E il cono - rifugio, mausoleo, centro geometrico perfetto dell'esistenza e del pensiero - è destinato a scomparire risucchiato da una natura tentacolare e nemica che pure, a tratti, si apre pacificante «sul sentiero della scuola e della vita».

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Pessimista in perenne dialogo con la morte, tetro nichilista, provocatore iconoclasta, malato di morbus austriacus: è cosí che spesso viene etichettato Bernhard. Ciò può in parte essere vero per la produzione che precede Correzione; ma a partire da questo romanzo tali semplificazioni sono contestabili, sia perché in seguito si farà sempre piú esplicita la vis comica sia perché al solido muro della negatività verranno contrapposti un magnete di forza vitale e pulsante, uno o piú nuclei di esperienze positive. In Correzione uno di questi nuclei è certamente la limpida descrizione del percorso che Roithamer, l'imbalsamatore e il narratore fanno per andare a scuola: «per noi il sentiero della scuola, come il sentiero della vita, è sempre stato solo un sentiero di dolore, ma nello stesso tempo un sentiero di tutte le scoperte possibili e di una felicità sublime». Vi è poi la rosa di carta che il narratore trova nel cassetto superiore del comò della soffitta, che gli rammenta i momenti gioiosi trascorsi insieme durante una sagra di paese nella quale il giovane Roithamer vinse al tiro a segno un mazzo di 24 rose di carta gialla - senza mai sbagliare un colpo: proprio lui, che contro la tradizione di famiglia detestava la caccia. Le regalò, tutte meno una, «a una ragazza sconosciuta che nel passargli accanto gli aveva ricordato sua sorella». La rosa custodita è l'emblema di una possibile felicità, di una chance che, sebbene rifiutata, era a portata di mano. Una rosa che racchiude l'enigma di una vita nel gesto di un ventitreenne che dona tutti i suoi anni a una sconosciuta in una serata di felicità.

Dalla prefazione di Vincenzo Quagliotti

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