Non vergognatevi di me

Primi anni Novanta. L’epoca del terremoto politico di Tangentopoli. La fine della Prima Repubblica.
Gli anni degli arresti celebri, della lotta alla corruzione ed anche della caccia alle streghe. Gli anni affannati di una società implosa in se stessa e alla ricerca estrema di un nuovo assetto sociale prima che politico.
Quegli anni, che ormai sono diventati la “storia” del nostro Paese, sono stati raccontati attraverso centinaia di parole, interpretati in film e fiction, scandagliati in mille modi diversi, analizzati in ogni sfaccettatura, studiati al microscopio.
Ma anche la migliore delle analisi corre il rischio di rimanere sulla superficie delle cose. Sfiorandole soltanto.
Perché quella Storia è fatta di piccole storie che si intrecciano e confondono, sfuggendo alle nostre letture più attente.
In queste pagine Antonio Chieffallo ci racconta una di quelle piccole storie. Le storie dietro le quinte che nessuno conosce o è interessato a conoscere. Storie fatte di arresti,  notti insonni,  paure,  improvvisi atti di coraggio,  legami familiari che vanno oltre ogni cosa.
A dare il titolo al libro, una frase racchiusa in un biglietto fatto recapitare ai figli da un agente penitenziario quattro giorni dopo l’arresto. Poche parole, riportate su un foglio a righe piegato in due:
«Non vergognatevi di me, sono innocente. Papà».
Nelle sue parole accorate potrete riconoscere solo una grande, grandissima, dichiarazione d’amore filiale. Perché d’amore sono fatte sempre tutte le piccole storie degli uomini.

 

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