Juan Andrés e la cultura del Settecento

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Juan Andrés e la cultura del Settecento
Autore
Niccolò Guasti
Pubblicazione
31 luglio 2017
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Juan Andrés (1740-1817) fu uno dei quasi cinquemila gesuiti spagnoli che, espulsi nel 1767 da Carlo III di Borbone, vissero in esilio il resto della propria vita. La formazione aperta alla cultura del secolo ricevuta nelle residenze gesuitiche del Regno di Valenza, il personale interesse per l’Illuminismo moderato e un approccio eclettico lo portarono, una volta giunto in Italia, a dialogare con alcuni importanti intellettuali (G. Tiraboschi, S. Bettinelli, G. R. Carli) e circoli riformatori della penisola, pur mantenendo una salda relazione con i principali personaggi della cultura e politica iberiche di fine Settecento. Dopo aver risieduto per quasi venti anni a Mantova presso la casa dei marchesi Bianchi, nell’ultima fase della propria esistenza si riavvicinò alla Compagnia di Gesù, contribuendo al suo ristabilimento nel Ducato di Parma e nel Regno di Napoli. Le sue molteplici opere a stampa, tra cui spiccano il monumentale trattato Dell’origine, progressi e stato attuale d’ogni letteratura (7 volumi, Parma, 1782-1799) e le Cartas familiares (5 volumi, Madrid, 1786-1793), gli garantirono una certa fama all’interno della Repubblica delle Lettere europea di fine Settecento-inizio Ottocento.

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