STORIA DI IERI: Un viaggio nella memoria dei tempi andati. Perché ricordare fa bene. Perché ricordare è giusto. Per mettere un limite alla rimozione. Perché altrimenti non sai più chi sei.

La realtà attuale, dominata dal marketing e dal consumo, tende a essere e a perpetuare una società senza passato e senza memoria. Le ragioni sono tante e non tutte facili da individuare. Storia di ieri non fa che gettare un ponte fra presente e passato, presentando esperienze sì individuali ma con la pretesa al contempo di sottolineare il distacco, la lontananza per molti aspetti abissale fra ciò che eravamo ieri e ciò che siamo oggi. L’obiettivo della narrazione – che potrebbe definirsi una testimonianza personale a metà fra saggio e romanzo – è di costruire una cultura dell’equilibrio che colga il nesso fra ieri e oggi, non solo per difendere le proprie radici dagli incessanti cambiamenti ma per capire meglio chi siamo e da dove veniamo, ciò che eravamo, ciò che potevamo diventare e ciò che siamo diventati. Innescare una riflessione sul presente coinvolgendo mentalmente chi fa parte della stessa generazione e chi di quei tempi e di quel modo di vivere non ha mai nemmeno sentito parlare e forse non vuole neppure sentir parlare. Rievocare il passato fa bene. Anche se i ricordi diventano imprecisi col tempo e prevale la realtà fantastica affettivamente modificata rispetto ai numeri e alle statistiche effettive di quel mondo ormai lontano. Di quel tempo, fra qualche anno, nessuno sarà più in grado di raccontare nulla. Sarà cancellato e relegato in qualche capitoletto del libro di storia. Ma non riuscirà più a trasmettere le profonde emozioni – di segno più o meno – che invece è ancora in grado di trasmettere all’oggi. In fin dei conti: dove siamo andati da allora?
La società dell’eccesso, senza limiti, dei consumi che si estendono oltre ogni immaginazione e anche oltre ogni reale e naturale esigenza non può procedere all’infinito. Il petrolio che ha permesso questa opulenza non durerà all’infinito. E forse di ciò che eravamo, obbligati o meno, sessanta anni fa ci servirà recuperare qualcosa. Per arrivare a un modo di vivere senza traumi e rinunce, a un punto di mezzo. Alla serenità di chi sa cosa è stato, cosa poteva essere e cosa e come è giusto essere.

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