Gli occhiali del sentimento: Ida Bonfiglioli: un secolo di storianella memoria di un’ebrea ferrarese

tava per ore seduta su una grande poltrona di velluto a fiori vicino alla finestra. Più piccola di un tempo, ormai molto anziana. Il viso di profilo, immobile, quasi azteco, la nuca bianca in controluce, i piedi minuti che quasi non toccano terra. Camminava a fatica con passi brevi, come un passero quando è in cerca di briciole, ma la signorilità dei modi e dei gesti era rimasta, retaggio di una famiglia che l’aveva allevata nell’idea che l’educazione era la vera ricchezza e l’ostentare un peccato grave. Usciva di rado a quel tempo e i suoi confini, nelle ore di luce, si erano ristretti al salotto; quelli notturni a una camera affacciata sul cortile di pietre grigie. La sua stanza rispecchiava il rigore del carattere: pochi mobili e qualche ricordo in bianco e nero. Entrando, a sinistra, la toilette con lo specchio aperto a libro era circondata dalle foto dei genitori, dei nipoti e dei pronipoti. Di fronte, il letto singolo, stretto, quasi da bambino, coperto da una coperta bianca di piquet. Accanto due comodini rotondi di legno intarsiato a lisca di pesce.

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