La scalata senza fine. Il muro della morte

Il monte Eiger, sulle alpi svizzere, è conosciuto anche come “il muro della morte” per la pericolosità della ascensione, che negli anni è costata la vita a moltissimi climber.
Nel 1966 due team – uno tedesco, l’altro anglo-americano – cercarono di aprire una via che salisse lungo una perfetta verticale: la Diretta. Le due squadre rivali dapprima si ignorarono, poi furono costrette a scegliere: cooperare e dividere la gloria, o competere fino alla fine? La sfida era iniziata. John Harlin – il leader del gruppo anglo-americano – voleva scalare a ritmo serrato, mentre i tedeschi avevano pianificato una salita lenta. Un giovane inviato del «Daily Telegraph», Peter Gillman, osserverà questa gara estrema con un telescopio dall’hotel più vicino alla parete. Cinquant’anni dopo, possiamo rivivere le forti emozioni di questa incredibile impresa, che ha cambiato definitivamente il concetto di scalata e il modo di organizzare le escursioni in alta montagna.
«Un libro eccezionale. […] una lettura brillante, che offre molte informazioni inedite.»
«Mi sono sentito anch’io sull’Eiger.»


Peter Gillman

giornalista, raccontò per primo la storia dei tentativi di scalata del monte Eiger per il «Daily Telegraph» nel 1966. Da allora ha scritto molti libri, tra cui la biografia di George Mallory, il primo che cercò di scalare una vetta dell’Everest, The Wildest Dream, da cui è stato tratto un famoso documentario. Vive a sud-est di Londra, con la moglie e co-autrice Leni.


Leni Gillman

Insegnante e scrittrice, ha scritto a quattro mani molti volumi insieme al marito Peter, tra cui The Wildest Dream.

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