Pedalare per la pace: Auschwitz-Roma: 2147 chilometri per non dimenticare

Le idee nascono come un lampo che riflette dalla testa al cuore. Qualche volta rimbalzano sul cervello per razionalità e poi, per qualche tempo, rimangono lì tra le nuvole finché lentamente si concretizzano o evaporano, vanno ad adagiarsi tra i sogni…
“Abbiamo deciso di partire da Birkenau, dal binario maledetto, perché anche per noi, come per il gran numero di persone che abbiamo visto in fila per entrare nel lager di Auschwitz, si tratta di un viaggio. Mi domando perché tanta gente visiti questi luoghi di sofferenza; voglio pensare che non sia semplice curiosità ma volontà di capire per non dimenticare, per fare in modo che tutto questo non si ripeta”.
La bicicletta, premio Nobel per la pace. Ancora, di nuovo, sempre.
La bicicletta è i trampoli dei pionieri e il trampolino degli esploratori, è il divano degli psicanalisti e il lettino dei medici, è un tappeto magico e un cavallo alato, è sognare a occhi aperti e volare a filo d’erba, o di sterrato, o di asfalto. Ed è sempre un viaggio dentro di noi, ma alla rovescia: si parte dall’arrivo e si arriva alla partenza, dove la partenza è l’adolescenza, l’infanzia, la nascita, fino alla rinascita. “Pedalare per la pace”: è così che Roberto Damiani e i suoi amici di pedale sono rinati. Un miracolo aperto a tutti. Ci vuole poco: si prende la bici e si va. E tutto quello che serve lo si ha già dentro. O lo si troverà fuori.
dal contributo di Marco Pastonesi
Il ciclismo è vita anche perché è un tributo alla fatica, ma alla fatica vera e sana, alla fatica che nobilita, alla fatica che ti regala identità e che dunque ti contraddistingue dagli altri. Se poi questo trasferimento in bicicletta inizia in uno dei luoghi dove è stato commesso uno dei più orrendi genocidi di massa della storia dell’umanità e termina nella città-simbolo della cristianità, be’, è indubbio che quel tipo di pedalata nasconda qualcosa di più totalizzante e coinvolgente, quasi la ricerca del proprio io e di una nuova dimensione in cui poter vivere meglio…
…Ecco, credo che il viaggio di Roberto risponda al desiderio di conversare con il suo inconscio. Perché pedalando lo si fa meglio, lo si fa sino in fondo, lo si fa senza sotterfugi e confortati dal coraggio dei forti. Una volta per sempre…
dal contributo di Paolo Viberti

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