Meglio accendere il toscano sottovento

“Le nostre vite sono fragili. Lo sappiamo, ma non vogliamo crederci”. È questo il filo conduttore, sospeso tra caso e autodeterminazione, che ci conduce con leggerezza attraverso un viaggio fatto di racconti, di ricordi, di sensazioni e popolato di persone e personaggi incontrati durante il cammino. Un viaggio cominciato durante un periodo di malattia dove a muoversi, più del corpo attraverso il mondo, era il pensiero negli spazi interiori. Il tentativo è quello di aprirsi alla consapevolezza, in ogni momento, nel presente, esattamente all’incrocio tra il passato vissuto e il futuro sognato, sperato e anche temuto, senza illusioni ma rimanendo sempre aperto alle meraviglie del possibile. Con tutta la pesantezza, a volte scoraggiante, dell’assoluta relatività di ogni cosa. Se non possiamo pensare di dominare gli eventi della vita, possiamo sforzarci di gestirli nel modo migliore, comunque vada a finire.

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