Parole nella polvere

Da un piccolo cimitero del Connemara, di fronte all'Atlantico, si levano voci che dicono la loro su tutto e tutti: fatti personali, tragedie recenti (siamo all'epoca del nazismo e della seconda guerra mondiale), leggende popolari, guerra civile, rugby. Dialogano fra loro morti che non sono morti, e che anzi intervengono come se fossero ancora nel pieno delle loro vicende quotidiane. Sopra tutti risuona la voce di Caitríona, sanguigna vedova in perenne dissidio con nuora e consuocera, col prete, con la sorella, col mondo intero insomma.
"Parole nella polvere" è un brulicante viluppo di storie radicate in un mondo intimamente orale, un'incessante conversazione che ripercorre le contraddittorie vicende di una comunità, tra accuse e controaccuse che parlano di proprietà della terra, di matrimoni più o meno d'amore, di debiti ed eredità. Ó Cadhain costruisce in questo modo un quadro grottesco dell'Irlanda di quegli anni, segnata dalla miseria della vita rurale e dalle tensioni politiche e sociali, oltre che dalla paura e dalla meschinità umane.
Capolavoro di uno dei grandi autori della letteratura moderna di lingua irlandese, "Parole nella polvere" è rimasto a lungo inaccessibile al pubblico internazionale. Descritto da qualcuno come lo "Spoon River" irlandese, appare tuttavia assai lontano dal tono dolente di Lee Masters, riuscendo piuttosto una commedia nera concitata e paradossale. Secondo il giudizio di un critico, «una grande opera comica, in assoluto la più divertente dell'irlandese moderno».

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