La verità sul Titanic

L’affondamento del Titanic nelle acque gelide del nord Atlantico nelle prime ore del 15 aprile 1912 è probabilmente il più famoso disastro marittimo in tempo di pace della storia moderna.
Il colonnello Archibald Gracie, passeggero di prima classe, affondò insieme alla nave e venne trascinato sott’acqua per diversi minuti. Dopo essere miracolosamente riemerso tra centinaia di detriti e cadaveri sparsi per miglia, sfuggì alla morte aggrappandosi a una zattera d’emergenza rovesciata e semisommersa, sulla quale si erano rifugiati già una quarantina di uomini intirizziti e semicongelati. L’imbarcazione, alla deriva in mezzo ai rottami e ai banchi di ghiaccio, navigò per ore tra i corpi degli annegati e tra coloro che invano invocavano aiuto prima di morire di freddo o stremati. Gli uomini sulla barca di fortuna furono costretti impietosamente a non prendere nessuno a bordo per non affondare. Molti dei nuotatori vennero respinti a colpi di remi. Gracie, una volta al sicuro sul Carpathia, il transatlantico britannico che trasse in salvo i naufraghi, iniziò subito a scrivere quello che poi è diventato uno dei libri definitivi sulla tragedia. La verità sul Titanic è il dettagliato resoconto non solo dell’esperienza personale di Gracie, di ciò che egli vide con i suoi occhi in quella terribile notte della sciagura, ma la registrazione delle testimonianze di ciascuno degli occupanti di tutte le scialuppe che vennero calate in acqua e abbandonarono la grande nave, e non solo dei passeggeri, ma anche dei membri dell’equipaggio e persino di coloro che si erano imbarcati clandestinamente a Southampton, infine delle testimonianze oculari sugli incidenti che si verificarono dentro e fuori la nave rilasciate dai passeggeri davanti alle commissioni d’inchiesta che vennero istituite in Inghilterra e in America.

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