Poesie e Waka

Unisco in libro le poesie che ho composto nelle occasioni più diverse, e mosso dalle passioni più conturbanti, tra la fine del Novecento e questo autunno – inteso metaforicamante: come terzo periodo astronomico annuale e mia terza stagione vitale.
Poesie di vario genere, sperimentatore di linguaggi vecchi e nuovi come sono: epigrammi, sonetti, figurate, epistole, epicedi, treni, ballate, erotiche, encomiastiche, oniriche, programmatiche, filastrocche, elegie e… waka, genere poetico forse poco noto in Italia.

Ecco un esempio di waka compreso nel libro:

Macchie sul dorso
della mia mano destra.
Forse le stesse
del basilico senza
acqua alla finestra.

La poesia waka è una forma poetica giapponese in 31 sillabe articolate in 5 versi di 5-7-5-7-7 sillabe ciascuno. È considerata la forma più antica di poesia giapponese. Comparve nel tardo VII secolo e si sviluppò tra l’aristocrazia di corte nei secoli successivi. Una sorta di fratello maggiore del waka è l’haiku (altra forma poetica che coltivo da decenni – vedi ‘Haiku rimati’, pubblicato in Amazon)
Amo queste forme poetiche giapponesi. Perché forme condensate, brevi, in un mondo di molte parole, e perché rigorose, geometriche, in un mondo di versi liberi fino all’approssimazione. Il passaggio “dal mondo del pressappoco all’universo della precisione” non segna soltanto la vittoria della scienza sulla superstizione (come ha mostrato Alexandre Koyré), ma anche la nascita dell’arte poetica: “una scienza esatta, come la geometria” (come ha notato Gustave Flaubert).

P.M., ottobre 2017

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