Haiku rimati

UN POETA BEETHOVENIANO /

Qual è il mio haiku (*) preferito? I bambini-ciclamini, le scarpe piene di piedi, l’ombra che ruota? Non voglio scegliere - oppure diciamo che li scelgo simbolicamente tutti scegliendo questo:

Solo nel verso /
scorro sempre uguale /
sempre diverso.

Cosa ci trovo di speciale in questo? La straordinaria ambiguità, che lo rende terribilmente poetico.
Solo (nel senso di “solamente” oppure riferito all’autore?), nel verso (poetico – o indica una direzione di marcia?), scorro (chi è il soggetto? L’autore? O è il testo stesso a parlarci in prima persona?), sempre uguale (uguale a se stesso? O in modo sempre uguale?), sempre diverso (che bella, quell’omissione dell’eppure. Sono io ad essere diverso o diverso è il modo di scorrere?)
Vi ricordate Leonard Bernstein direttore d’orchestra e compositore sostenere che l’essenza della poesia sta nell’ambiguità dell’espressione la quale, sorprendendoci, rivela una dimensione nuova della realtà, connessioni altrimenti inimmaginate? Vi ricordate quel suo sottolineare l’omissione come un atto squisitamente poetico?
Ecco, con questo libro haiku Pasquale Misuraca ce ne dà un esempio squisitamente beethoveniano.

Gielle Venises, musicologo e letterato

Wassenaar, 8 ottobre 2008

(*) L’haiku è un genere di poesia di antica tradizione giapponese, costituito di 17 sillabe articolate in tre versi: 5 / 7 / 5

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