L'arte della guerra: Le lezioni che ho imparato

«Devi utilizzare tutte le arti, perché Cus era fissato con l'arte. Anche condizionare le menti degli altri era arte. Oscura, ma pur sempre arte. L'arte della guerra, l'arte della sopravvivenza, l'arte del mondo: ho sempre guardato a ogni cosa come a un'arte».

Quando Cus D'Amato vede per la prima volta sul ring il tredicenne Mike Tyson, sentenzia: «Ecco il futuro campione del mondo dei pesi massimi, e forse dell'universo». Il leggendario allenatore e manager di grandi campioni prende il ragazzo sotto la sua ala e lo cresce come un figlio. Nel 1986, a vent'anni, il suo pupillo diventa il più giovane campione del mondo dei pesi massimi, ma lui purtroppo non sarà lì a vederlo.
Da bambino Mike era «uno sfigato cicciottello, bullizzato tutti i giorni», come dice lui stesso. È stato D'Amato a trasformarlo nel temuto e invincibile campione che il mondo conosce. Ha preso la sua rabbia e la sua paura e l'ha forgiata in un'arma spaventosa. L'uomo, che lo ha adottato a sedici anni dopo la morte della madre, l'ha strappato dalla strada e dalla miseria. I suoi insegnamenti gli hanno salvato più volte la vita sul ring e fuori dal ring, anche quando tutto sembrava perduto.
Con disarmante sincerità, Tyson racconta il suo legame con l'uomo che l'ha "creato", e svela retroscena poco noti e ancor meno puliti del mondo della boxe. Impossibile non sentire che le lezioni che hanno fatto di Mike Tyson un campione sono scuola di vita per chiunque, anche senza guantoni.

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