Autocurriculum

«Emilio Isgrò scrive in copertina con il gessetto, come su una lavagna, la parola Autocurriculum, dopo aver cancellato con la manica della giacca la scritta Autobiografia. Con questo teatrale sabotaggio di un genere letterario, si innalza sopra il personaggio omonimo che, dentro il libro, tra le righe d’inchiostro di una finzione curriculare, si fa viandante "alla costante ricerca di un lavoro" e del sentimento del mondo. Trova quindi, l’autore in copertina, l’agio di affacciarsi, dall’alto della sua postazione straniata, sull’"avventurosa vita" del proprio doppio letterario che, passo dopo passo, finisce per convertire il fittizio tracciato burocratico della sua carriera nelle peripezie vissute e briosamente raccontate di un vero romanzo picaresco: il resoconto nega se stesso per infiltrarsi e riconfigurarsi in una trama fascinosamente narrativa che ha tutti i diritti della realtà» (Salvatore Silvano Nigro).

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