Grazia Deledda

Stoccolma 1927. L’Accademia di Svezia assegnava il premio per la letteratura per l’anno 1926, intitolato ad Alfred Bernhard Nobel, alla scrittrice Grazia Deledda.

L’autrice sarda – sosteneva la giuria del Premio Nobel – era dotata di una grande forza poetica e sorretta da un alto ideale umano, qualità che le avevano permesso di ritrarre in forme plastiche la vita umana, sociale e culturale della sua sconosciuta isola natale, con una profondità e un calore fuori dal comune, arrivando così a trattare di temi esistenziali e universali in maniera del tutto originale.

«Sono nata in Sardegna» rispose con voce seria la Deledda all'autorevole auditorio nella calda sala della premiazione in quel rigido inverno che, dopo un lungo viaggio, la vide calpestare il suolo del nord Europa.

I due saggi che qui presentiamo, per la prima volta insieme, sono "Grazia Deledda" di Maria Pintor Mameli e "L'opera di Grazia Deledda fino al Premio Nobel" di Luigi Falchi, entrambi pubblicati nel 1929, e trattano in maniera magistrale dell’opera narrativa della scrittrice nuorese all'indomani dell’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura.

Si tratta di due opere oggi molto rare, difficili da trovare in commercio e nelle biblioteche, che offrono al lettore contemporaneo la possibilità di comprendere, quasi un secolo dopo quell'imperituro riconoscimento, il complesso universo letterario e umano di una delle più importanti scrittrici nella storia della letteratura mondiale.

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