Saigon, Illinois

Quando Jim Holder, appena laureato, si è rifiutato di andare in guerra e ha deciso di fare l’obiettore di coscienza, non aveva idea che anche lui avrebbe vissuto un suo piccolo,
personale Vietnam.
Assegnato al Metropolitan Hospital di Chicago – 18 piani e 900 letti – dovrà occuparsi della supervisione dei pasti e della lavanderia e, proprio lui che non voleva contatti con
la morte, spesso dovrà anche trasportare cadaveri in obitorio.
E così inizia la sua folle odissea tra carrozzine e barelle, anestesisti confusi, pazienti lobotomizzati, ingessati, intubati, infermieri suicidi, odore di formaldeide, la sensazione
di essere spiati dai feti imbottigliati.
Sullo sfondo l’America hippie delle manifestazioni pacifiste, della fascinazione per i film di Godard, del sesso libero, dei gruppi per la libertà dei morti e l’abolizione delle prigioni,
tra smarrimento esistenziale e voglia di evasione, e un indimenticabile cast di personaggi tratteggiato con una comicità scoppiettante.

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