IL CALORE DI UNA ESTATE

Uscito di casa si chiese: “ ora cosa fare? ”; in quel mattino le ombre delle nubi gonfie di malinconia, gravavano come macigni sul tetto della sua auto. Su e giù per la statale, guardando quei vitigni i cui colori lussureggianti avevano perso la propria luce e, mentre la pioggia batteva violenta sui suoi vetri, intravide gli occhi di una giovane donna che, armata del suo esile ombrellino, cercava di ripararsi al di qua di una seggiola vuota completamente bagnata; nessuna bottiglia, né lattina semivuota ai suoi piedi, ma soltanto rigagnoli di acqua sboccavano nel letto di un ruscello, che lambiva quel marciapiede al di sopra del quale la fanciulla dagli occhi blu, intirizzita, cercava di riscaldarsi. In quel momento riaffiorò nell’animo dell’uomo quella calorosa tenerezza, che lui aveva pensato di aver abbandonato al di sotto di quei pampini, tra le pietre aride un po’ più in là. Giovanni abbassò il finestrino e si avvicinò a quella giovane creatura, invitandola a salire in macchina per ripararsi. Avrebbe magari potuto pagarla dieci euro per farle compagnia, senza nemmeno sfiorarla.

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