Leopardi e il senso dell'animo

Poeta e uomo dalla sensibilità straordinaria, Leopardi visse per molto tempo nello spazio angusto del palazzo del padre a Recanati, cittaduzza di provincia della marca anconetana, dalla quale si allontanò definitivamente solo nel 1830. Nella sua breve vita sono assenti quegli eventi esteriori e grandiosi che, per esempio, è facile ritrovare in quella del Foscolo. Fu, dunque, a partire dallo spazio limitato di Recanati, dal palazzo Leopardi, grande per il piccolo Giacomo, ma finito, e poi dall’universo di segni costituito dall’immaginario dei libri della biblioteca paterna, questo sì veramente sterminato, che elaborò i suoi strumenti conoscitivi, la sua visione del mondo. Erede della tradizione classica, ma veramente romantico per idee, riuscì a fondere in una sintesi nuova e originale antico e moderno. Così le forme della metrica tradizionale, il lessico usurato della tradizione letteraria, la nitidezza dell’immagine classica, depurati di qualsiasi scoria e reinventati, si piegarono ad accogliere nelle figure quotidiane e senza tempo di Nerina, di Silvia, di Bruto Minore, di Saffo, del Passero solitario e della donzelletta, tutto il dolore e la sofferenza dell’uomo, i suoi sogni, il desiderio inesausto di felicità.

Giovanni Lo Conti, ordinario di Italiano e Latino, ha insegnato presso il liceo “Terenzio Mamiani” di Roma. Dal 1993 al 2007 ha collaborato con l’Icon Project dell’University of Arizona Computer Science nell’implementazione e nel port del linguaggio Icon e nella realizzazione di un software per l’analisi linguistica. Tra i suoi contributi, oltre a quelli di informatica ed ermeneutica letteraria, l’analisi de “L’infinito” di Giacomo Leopardi e de “Il lampo” di Giovanni Pascoli.

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