La Peste del 1656

Nessun evento negli ultimi millenni , né guerre , né terremoti , né carestie , ha determinato conseguenze così disastrose come l’epidemia di peste che si abbatté sull’Italia meridionale dall’estate del 1656 all’anno successivo . Fu eliminata più della metà della popolazione esistente con cambiamenti sociali ed economici di portata inimmaginabile . Migliaia di persone oggi viventi derivano da uno dei sopravvissuti , magari fortunosamente, a quell’ondata di morte silenziosa e micidiale che non trovava ostacoli di nessun genere e si insinuava in ogni meandro visibile o nascosto . Non sono potuti nascere , a causa della peste , scienziati ed artisti , scrittori e poeti , mentre hanno avuto la fortuna di conoscere le vicende della vita per caso altre migliaia e migliaia di persone , e non lo sanno .
Se la Storia ti concede il dono di capire l’animo umano e ti prepara al futuro , allora conoscere lo svolgersi di un evento è incamminarsi sulla strada della catarsi per compenetrare il valore e l’essenza dell’esistenza , è avvicinarsi alla comprensione della volontà di chi ci ha messo su questo pianeta , come in un giardino da osservare e da curare , e che nella perfezione ed armonia del genoma determina eventi e situazioni che non riusciremo mai a comprendere , ma che accettiamo in nome di valori che non hanno spiegazione per adesso logica .
Le vicende narrate in questo breve romanzo si snodano in un piccolo paese del Principato Ultra , sperso tra le montagne , la Terra della Voltorara , i cui abitanti credevano che il morbo non sarebbe mai arrivato da loro .
E’ frutto di ricerche in archivi e chiese per riportare alla luce nomi ed avvenimenti misconosciuti , coperti da una nebbia di dimenticanza che è più spessa della polvere che li ha coperti per secoli .

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