Finisterre

Elvira intraprende un viaggio, che è anche una fuga e ricerca di sé stessi, ma è anche un modo per riappropriarsi della parte più intima, quella lacerata e turbata dal dolore. Si rende conto di non essere la sola a dover combattere contro le magagne della vita: incontra delle persone che come lei hanno dovuto lottare con l’esistenza. Decide di partire per Santiago di Compostela con l’amica Nicole. Incontra padre Gerardo, che la porta a ricordare i momenti salienti della sua vita, attraverso i quali riesce a ristabilire i contatti col suo io più profondo, e rinascere a nuova vita.
Viene a contatto con un ex alcolista, una pittrice, un professore di Orleans, un giornalista ateo, e Leonard naturalmente. Colui che avrà una parte importante nell’accompagnarla a riprendere in mano la sua vita, la voglia di ripercorrere strade conosciute, e di esplorarne di nuove.
Un uomo e una donna si incontrano, perché i tempi sono maturi, perché le loro strade si sono incrociate, perché la loro vita è più bella se vissuta insieme. Elvira ritorna nella casa della nonna alla ricerca di qualcosa, tra le cose della sua infanzia perdute e mai dimenticate. Attraverso il dramma per la perdita del marito, Elvira cerca di dirci qualcosa, che forse la parte più intima di noi, è legata alle cose e agli ambienti che ci hanno visto crescere, che ci hanno cullato. Sono un legame indicibile e non reciso del tutto, come un richiamo ci riportano indietro. Lo percepiamo come una nostalgia, come un sogno che ci apre a nuova vita, ricca di nuove prospettive. Come una rinascita e voglia di vivere.

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