Ladri e conigliette

Sevil sta tornando a casa dal lavoro, quando viene aggredita da tre malviventi. È notte, vive in un brutto quartiere e sembra che le cose si metteranno male, per lei. Ma all’improvviso spunta dal nulla un uomo. Minaccia gli aggressori con una pistola, la aiuta a tornare a casa. Potrebbe sembrare una specie di angelo, se non le confessasse subito di essere in realtà un ladro con la polizia alle costole. Visto che l’ha appena salvata, Sevil accetta di nasconderlo. Solo più tardi scoprirà che il bel Kael non è solo un ladro di gioielli, è anche nei guai con un malavitoso locale. E che quello che è nato tra loro in un momento di incoscienza molto difficilmente avrà un futuro...
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ALL'INTERNO: PERCHÉ IL PREZZO È AUMENTATO?
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CONTIENE SCENE ESPLICITE - CONSIGLIATO A UN PUBBLICO ADULTO
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"«Sevil?».
Era la voce di Kael, il mio rapinatore custode. Be’, in un quartiere come quello probabilmente era anche meglio di un angelo. «Ora esco» mormorai. Le mie parole si persero nello scroscio dell’acqua. In realtà non ero molto sicura di riuscire a rialzarmi.
La porta si aprì e la tendina venne scostata.
Kael chiuse il getto dell’acqua e mi aiutò a mettermi in piedi.
«Dovevo saperlo che saresti andata K.O.» disse, in tono gentile. «Va bene questo accappatoio?».
Annuii. Era il mio accappatoio. Era verde e un po’ spelacchiato. Kael mi aiutò a indossarlo e mi tirò su il cappuccio, stringendomi bene la cintura in vita.
«S-scusa, non...» balbettai.
«No, è normale. Quando ti rendi conto che stavi per morire fa uno strano effetto. Il mio palo... gli hanno sparato. Credo che sia morto». Mi asciugò i capelli con il cappuccio, strofinando forte. «Se non lo dicevo a qualcuno impazzivo» aggiunse.
Lo guardai nello specchio, nelle zone non appannate dal vapore. Era pallido e sudaticcio. Sembrava sconvolto e spaventato. «O-okay» dissi.
Mi voltai verso di lui e lo guardai direttamente, senza sapere bene che cos’altro aggiungere. Nel mio bagno c’era troppo caldo e troppo poco spazio. Eravamo praticamente incastrati tra la doccia e il lavandino. Mi alzai sulla punta dei piedi e lo baciai. Mentre lo facevo mi chiesi: Sevil, che cavolo ti salta in testa? Ma continuai a farlo, persino con una certa prepotenza, stringendo il maglione di Kael con entrambe le mani.
Lui allontanò la bocca di qualche centimetro, con in viso un’espressione confusissima. «Ma sei sicura?» chiese, in tono stranito.
Annuii e lo tirai verso di me. Lo baciai ancora più furiosamente, finché non cominciò a baciarmi a sua volta. Sembrò che volessimo mangiarci la bocca a vicenda. Gli strattonai il maglione verso l’alto, cercando di toglierglielo. Kael collaborò non appena capì quello che stavo facendo. Mi strinse i fianchi. Poi sembrò sbloccarsi e partire sul serio. Mi infilò una mano tra i capelli ancora bagnati, tirandomi verso di sé. Mi slacciò l’accappatoio e mi palpò una natica, schiacciandomi contro il lavandino."

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