VAGANDO CON LA MENTE: Prefazione di Neuro Bonifazi (Poesia)

Il poeta Vito Sorrenti ci dimostra, nel migliore modo possibile, in questa sua raccolta di proclamata delusione e sofferta ira, che anche nella nostra epoca, segnata da un generalizzato disimpegno morale e dalla comune indifferenza, la vera e appassionata poesia può trovare la voce giusta e l'efficace cadenza della parola, per essere ascoltata. E può colpire il lettore, quando denuncia l'angosciante "umano dolore" nella sua spietata realtà e il dramma di quel "tragico teatro moderno" che è il nostro mondo ("incessantemente immerso in un mare di dolore") ...
La concezione su cui l'autore fonda la forza accattivante del suo discorso, sembra, ma solo in apparenza, in contrasto con il dispiegato e insistente ritmo dei lunghi e facili versi, inchiavati fluentemente dalle ripetizioni e dalle rime. Si tratta di una sorta di poetica della "sofferenza" e della partecipazione, come matrice ardua e travagliata e difficile dei versi. I quali non devono sgorgare fluidi come acqua di sorgente, ma devono stillare lenti "come gocce di sangue"! E se la parola non è dura "come pietra di diamante" e non lenisce il dolore e non riduce la miseria, allora è meglio che il poeta non canti... Forse è proprio per questa visibile e dichiarata nota di impegno attivo, predicato e sincero, derivato da un dolore non solo visto e analizzato dall'autore negli ospedali e nella sua qualità professionale, ma patito di persona e sopportato fin da fanciullo, che la vecchia indignazione poetica di maniera (a partire dall'antico "facit indignatio versus") acquista, nel testo di Sorrenti, una qualità artistica indubbia e del tutto particolare e una sicura capacità di convinzione.
Non che manchino oggi, come ieri, e forse più di ieri, motivi per indignarsi moralmente, e anche politicamente, in poesia, dell'"assurda violenza" e della misera "vita tribolata", motivi che si aggiungono ai naturali mali dell'uomo. Ma più che gli avvenimenti esterni o i fattori storici turpi e negativi, che pure offrono spunti all'ispirazione e alla protesta, è un percorso interiore di patimenti visti e sofferti e proseguiti nel tempo, dalla sua infanzia fino all'odierna maturità, con al centro la figura emblematica e permanente della madre, che matura nell'animo del nostro poeta una disposizione penosa e pietosa, oltre che verso la sua stessa dolorosa vita, verso il dolore degli altri. Il filo conduttore si dipana all'interno di una riflessione intima e costante ("nel buio dei miei pensieri", "quando penso", "quando ripenso alla mia infanzia", ecc., e addirittura l'eponimo "vagando con la mente"), a partire dal ricordo del "casolare di campagna" della propria infanzia, con la povertà di "un salotto / rurale / assai modesto / non adatto alle signore / dell'aristocrazia / né dell'alta borghesia", e con la visione delle "umili contadine stanche / sfiancate dalla fatica /.../ vestite con povere cose / rattoppate e unte" (In cambio della speranza). Tra le quali donne, che sperano che per i loro figli siano solo un ricordo le angherie e i soprusi e le prepotenze degli "sfruttatori", c'è già evidentemente, ma non ancora specificata, la madre del poeta. Il quale, appunto, ricorda il passato, anche se sembra dire che la "latitanza delle istituzioni" è sempre rimasta ed è ancora nel presente... E rivede i giovani contadini "stanchi, seduti sull'aia al tramonto", che inveivano contro tutto e tutti, contro la miseria e la malasorte, "i governanti incapaci e i benestanti rapaci", sperando in un futuro migliore, mentre i vecchi "del futuro non speravano più niente", un futuro che infatti - ribadisce il poeta - "avrebbe acuito i tormenti / e le miserie già esistenti".
La madre è il simbolo e il fondamento di questa continuità dell'amorosa dedizione (si leggano i dolci versi di U guttaru) e della fatica, della subita ingiustizia e del dolore, e a lei dedica il figlio un intenso canto d' "amore smisurato e vano", a significare la base ... Neuro Bonifazi

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