Il tenente dimenticato

La Grande Guerra sconvolge la vita di un giovane come molti costretto ad abbandonare la sua famiglia e la sua vita per andare a combattere in trincea.
La bellezza di questo racconto poetico e toccante non si limita però ai soli accadimenti che vive il protagonista ma sta anche nel modo in cui la sua storia – che è una storia vera basata su fatti realmente accaduti – è venuta alla luce cento anni dopo la sua morte.
Tutto ha inizio il giorno in cui l’autore, Mario Cantoresi, si reca al cimitero di Rakoskeresztur a Budapest con un’amica che gli indica la lapide di un soldato italiano del quale sua nonna si era innamorata.
Il cognome del soldato, Cavasinni, è certamente un cognome marsicano e così Cantoresi s’incuriosisce e decide di fare alcune ricerche che, cinque anni dopo, lo porteranno a scoprire che quel soldato era proprio originario della sua Celano. A questo punto l’autore non può più arrestare la sua ricerca e così, frugando archivi civili e militari, trova i discendenti dei personaggi italiani e ungheresi di questa incredibile storia, rintraccia la tomba della moglie del tenente e scopre persino la casa ancora intatta in cui Cavasinni aveva vissuto prima di partire soldato.
Cento anni di oblio fino a quando, per la prima volta, la storia del tenente dimenticato viene raccontata in un romanzo che parla di amore e sogni infranti, di coraggio e terrore in un Abruzzo devastato dalla Grande Guerra e dal terremoto del 1915.

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