Uno su mille: Cinque famiglie ebraiche durante il fascismo

«Scritto benissimo, commovente. In futuro verrà considerato al livello delle opere di Primo Levi.»
Times Literary Supplement

«Una meticolosa ricerca e una grande sensibilità, uno sguardo inedito su vittime, eroi e carnefici, ebrei e gentili. Un libro che merita di stare accanto ai romanzi più illuminanti sulla vita e sulla morte sotto il fascismo.»
The New York Times

«Il frutto di una ricerca accuratissima e di una profonda comprensione – dà un volto e una personalità a uomini e donne che altrimenti sarebbero stati consegnati per sempre all’anonimato.»
The New York Times Book Review

«Vicende piene di coraggio e dolore, spie e controspie, fughe e distruzione. Sono storie vere, appassionanti, a volte quasi incredibili.»
Star Tribune

Per capire che cosa è stato davvero il fascismo.
L’Italia e gli ebrei, prima e dopo le famigerate leggi razziali.

Un italiano su mille: era più o meno questa la proporzione di ebrei nella popolazione del nostro paese quanto nel 1938 entrarono in vigore le leggi razziali, con le quali lo stato fascista si dichiarava ufficialmente antisemita e dava inizio alla vergognosa persecuzione razzista. Fino a quel momento, tuttavia, ebrei e fascisti avevano convissuto, in un singolare miscuglio di benevolenza e tradimento, persecuzione e aiuto.
Per raccontare l'esperienza degli ebrei nel momento più tragico della nostra storia, Alexander Stille ha seguito il destino di cinque famiglie, diverse per origine e ceto, ma anche nel loro atteggiamento verso il regime.
Gli Ovazza di Torino avevano prosperato sotto Mussolini, tanto che il patriarca della famiglia aveva guadagnato un ruolo di spicco nel partito.
I Foa, anche loro torinesi, avevano un figlio fervente antifascista e l'altro iscritto al fascio.
I Di Veroli di Roma hanno lottato disperatamente per sopravvivere nel ghetto.
A Genova i Teglio, in particolare Massimo, e i Pacifici hanno collaborato con la chiesa cattolica per salvare centinaia di ebrei.
Gli Schönheit di Ferrara vennero spediti a Buchenwald e Ravensbrück dai fascisti italiani e dai nazisti tedeschi.
Uno su mille, pubblicato per la prima volta nel 1991, è il frutto di una paziente ricostruzione storica, ma anche di una serie di conversazioni con diversi protagonisti e testimoni di quegli eventi terribili. Documentato meticolosamente ma appassionante come un romanzo, Uno su mille è diventato un classico, un libro importante. Ancora più prezioso oggi, quando i dibattiti sul fascismo si sono fatti molto semplicistici e caricaturali. Come scrive Alexander Stille, «fa paura pensare al giorno in cui non ci saranno testimoni diretti di quel periodo tragico… Non so immaginare il giorno in cui non ci sarà più nessuno in grado di dire: «mi dispiace, non è stato così, io c’ero».

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