Terminus: Lungo l'antico confine tra Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie

Questa guida escursionistica e storica ti porterà lungo l'Antico Confine, segnalato da oltre 600 colonnine di pietra (ne restano circa la metà ancora in piedi), che collega il Tirreno e l'Adriatico attraversando il Lazio, l'Abruzzo e le Marche e che un tempo divideva lo Stato Pontificio dal regno delle Due Sicilie. Oltre 300 chilometri tra valli, alte montagne, boschi e paesaggi imperdibili, per non parlare dei paesi, oggi purtroppo feriti dal terremoto, ma che proprio per questo vanno scoperti e conosciuti. Le escursioni a piedi ti permetteranno di fare visita ad alcuni dei cippi confinari più belli e meglio conservati, mentre le informazioni storiche ti permetteranno di fare la conoscenza di un passato non poi così lontano, e che anzi sopravvive negli atteggiamenti di molti italiani (e di molti politici).

“Comincia il confine dal punto dove il canale di Canneto mette foce nel Mar Tirreno, e radendo la sponda destra occidentale del canale medesimo giunge al lago di Fondi"... Così inizia l’articolo 16 del “Trattato sul nuovo confine tra Stato Pontificio e Regno delle due Sicilie” siglato a Roma il 26 settembre 1840. L’antico confine continuava verso nordovest incontrando nei pressi di Sora le cime della catena appenninica: dapprima le vette degli Ernici, con la Serra Comune, la lunga ed aerea cresta che sovrasta Prato di Campoli, con il Pizzo Deta e il monte del Passeggio e quindi voltando verso Campo Catino sfiorando la Monna, seguendo il fil di cresta che da Monte Ortara va verso la mole massiccia del monte Crepacuore. Da qui, il confine perdeva quota per risalire subito ripidamente il monte Viglio, entrando nel gruppo dei Cantari, già all’interno del parco regionale dei monti Simbruini. Raggiunta la Serra S. Antonio, sopra Filettino, proseguiva diritto incontro al monte Viperella ed effettuava una dolce curva per raccordarsi con la panoramica cresta che porta al monte Ceraso, nella zona oggi dominata dagli impianti sciistici di Campo Staffi: il panorama si apre verso i vicini monti Tarino e Cotento e, dalla parte del Regno, sul non lontano massiccio del Velino-Sirente. Da qui la frontiera scendeva in direzione di Cesa Cotta, nel territorio di Cappadocia, per andare ad infilarsi nella stretta gola del Fosso Fioio, uscendone a ridosso di Camerata (nello Stato Pontificio); effettuava quindi un ampio giro intorno al territorio di Rocca di Botte (Regno delle Due Sicilie) seguendo la Costa Mannarina, rasentando i ruderi del castello della Prugna sopra Arsoli e dirigendosi in lenta discesa verso Oricola e la piana del Cavaliere, incontro alla Sabina. Divideva così i territori di Riofreddo, Vallinfreda, Vivaro e Collalto Sabino, pontifici, dai paesi “regnicoli” di Pereto e Carsoli. Lasciato quasi subito il fiume Turano, il confine proseguiva verso l’altro fiume importante della zona, il Salto, aggirando Nespolo e Ricetto per tenere la direzione di Rieti, separando l’attuale capoluogo da Cittaducale prima di voltare verso nordest, abbandonando il gruppo del Terminillo al Regno delle Due Sicilie, così come Leonessa e, più su, Amatrice e Accumoli, per scalare i verdissimi rilievi dei monti della Laga (un cippo di confine è presente sulla Macera della Morte) e quindi imboccando la valle del Tronto fino all’Adriatico per spartire i territori oggi abruzzesi da quelli delle Marche.

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