Io ti salverò (La cultura)

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Io ti salverò (La cultura)
Autore
Francis Beeding
Categorie
 Fantascienza, Horror e Fantasy  Horror
Editore
Il Saggiatore
Pubblicazione
18 giugno 2015
Un maniero nell’Alta Savoia, arroccato su un monte impervio e ora trasformato in clinica psichiatrica per l’alta società; una dottoressa impressionabile ma decisa a dimostrare il proprio valore; un medico dai modi suadenti, che non è chi dice di essere: sullo sfondo di una vallata in cui il sole fatica a insinuarsi, fra le bizzarrie sinistre e raccapriccianti dei pazienti sempre più inquieti, si consuma la storia di una fascinazione pericolosa. Letale. Apparso per la prima volta nel 1927 e salutato come uno degli ultimi romanzi gotici di tradizione inglese – sulla scorta di Horace Walpole e del suo Castello di Otranto –, Io ti salverò colloca gli elementi tipici del genere, dalla fanciulla in pericolo al gusto per il macabro, in un intreccio serrato che ha il suo maggior punto di forza nella rappresentazione, allora pionieristica, delle teorie freudiane del rimosso e dell’inconscio. Quasi vent’anni più tardi, sarà questo aspetto a attirare l’attenzione di Alfred Hitchcock quando, alla ricerca di un soggetto di argomento psicoanalitico, deciderà di comprare i diritti del romanzo, che nella famosa intervista-confessione con François Truffaut avrebbe definito «melodrammatico e folle». Con Io ti salverò, il Saggiatore continua la pubblicazione delle opere che colpirono il genio di Hitchcock risuonando con le sue personali, onnipresenti ossessioni: se nelle mani del regista la materia narrativa si spoglia degli eccessi sensazionalistici, isolando al centro dello schermo la lotta di una dottoressa per la mente del suo paziente, la lettura del romanzo restituisce il senso avventuroso di mistero che accompagnò l’iniziale diffusione del pensiero di Freud, accolto con scetticismo quando non con aperta ostilità. Nel ricostruire il clima che seguì al crollo della fiducia nell’identità individuale, Io ti salverò sprofonda il lettore in un incubo, la cui materia, lontana dalla raffinatezza simbolica di Salvador Dalí – che per il film di Hitchcock firma una memorabile sequenza onirica –, ricorda invece le pitture nere e grottesche di Francisco Goya.

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