Cronache di un venditore di sangue

Xu Sanguan trasporta bachi tutto il giorno in un grande setificio. Ha una moglie molto bella e capricciosa e tre figli di cui va orgoglioso: Felice Uno, Felice Due, Felice Tre. Intorno a lui e alla sua famiglia rotolano i giorni più caotici e intensi della Repubblica popolare cinese, dagli anni cinquanta a oggi. Ma la solennità della Storia si accende nelle buffe minuzie della vita quotidiana e i suoi drammi si stemperano in tragicommedia. La schietta umanità di Xu, la sua arte di arrangiarsi, il suo non voler capire le cose che succedono gli permettono di attraversare giorno dopo giorno la miseria e la fame, le epurazioni e i fanatismi ideologici senza mai perdersi e senza mai perdere la propria autenticità.

L’estrema risorsa di vendere il proprio sangue nei momenti difficili e più importanti (una pratica ancora oggi realmente diffusa in Cina) è una specie di talismano: il sangue è un dono degli avi, e per questo non va sprecato. Ma ciò non gli impedisce di far convivere con fantasia e buon senso le ragioni della morale con quelle della necessità.

In questo romanzo Yu Hua dimostra di saper controllare un ventaglio di toni molto vasto, dal comico al grottesco, dalla commozione a una vitrea, sferzante ironia, raggiungendo una maturità e un senso poetico del racconto che lo hanno posto al vertice della narrativa cinese contemporanea.

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