Cronache da utopia (Maree)

William Morris fu personaggio eclettico: romanziere, pensatore, artista, politico, trend-setter in settori quali l’architettura, la grafica, l’arredamento e il design. In questo romanzo dai sapori decisamente utopistici (il titolo scelto per questa edizione cerca di rendere omaggio al pensiero positivo che Morris trasferisce piuttosto che identificare “nessun luogo” con un carico negativo che la traduzione italiana di “nowhere” con “nessun luogo” riporta), Morris ci descrive un tempo e un luogo trasformati non tanto da una ideologia – Morris è uno strenuo difensore del socialismo britannico – quanto dal desiderio degli uomini di riacquistare alcune fondamentali dignità andate perdute con l’avvento dell’epoca industriale: tempo per le persone per stare qualitativamente meglio insieme; lavoro che tende ad una produzione che segue i reali bisogni delle persone e non le logiche del profitto; gioventù educata secondo principi che si rifanno allo sviluppo naturale delle cose; relazioni sociali orientate all’accoglienza e alla condivisione. Morris è anche un convinto sostenitore del recupero del lavoro manuale e degli antichi mestieri. Non a caso fonda la società Arts and Crafts, ancora oggi in attività, e i suoi insegnamenti sono alla base di alcuni recenti esempi italiani (Brunello Cucinelli ha individuato in Morris il riferimento della sua Scuola dei mestieri iniziata a Solomeo). Riscoprire Morris e le sue Cronache da Utopia riveste un significato importante: riscoprire un ideale di vita vicino ai principi che furono i capisaldi della cultura umanistica, riaffermando il valore dell'uomo sulle cose, avendo cura nella formazione delle persone attraverso il sapere, l'esempio dei maestri, l'amore che sostiene il "fare le cose" con bellezza.

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