Filosofia dell'arte di Schopenhauer: un'Estetica come Metafisica del bello

Abbandonarsi alla contemplazione oggettiva del mondo significa risvegliare la nostra aspirazione ad afferrare il vero essere delle cose, della vita, dell'esistenza. Di fronte a un quadro, ognuno deve porsi come davanti ad un principe, si attende se e cosa egli dirà; non si deve rivolgere la parola per primi, altrimenti udremmo solo noi stessi. Ogni dipinto, ogni statua, ogni poesia, ogni scena sul palcoscenico, come pure e ancor più profondamente la musica, sono tutte un’espressione di più dell'essenza della vita e dell'esistenza. Solo l’intelletto di colui che è soggetto puro del conoscere coglie le idee, le uniche vere idee, quelle platoniche, non essendo più strumento del volere, che impedisce di vedere la vita e le cose per come sono in verità. Nelle opere del genio artistico parla la stessa sapienza della natura delle cose. L’arte è intuizione. Le idee sono solo intuitive. Il concetto, quello che non è intuito ma pensato, è sterile per l’arte. Un'opera d’arte che scaturisca dai concetti non è mai autentica, quale è la natura, che è vera, coerente e scrupolosamente esatta. La natura è estetica, se lasciata dominare liberamente, senza la zampa del grande egoista, adorna col gusto più raffinato anche il pezzetto di terra. La bellezza è infatti nella purezza, nel mostrarsi con la massima chiarezza e ingenuità di quella oggettivazione della volontà di vivere ancora priva di conoscenza. La bellezza è nel conoscere puro, libero dalle relazioni con ciò che non appartiene all'essenza dell’oggetto.

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