Una strana detenzione

Ora in un momento di stupidità aveva barattato la sua vita per lui. Poteva essere a metà strada nel mondo in questo momento, lasciandola morire per mano di teppisti. Si lasciò cadere sul pavimento dietro la porta e si mise le gambe nel petto, le sue lacrime scorsero come torrenti regolari per tutta la notte facendola sentire disidratata e stanca. Non aveva dormito per più di un’ora, dopo che era sprofondata nel letto, aveva gridato il suo dolore e infine si era tirata su dalle mani tremanti e si era arrampicata sulla porta della camera da letto, dove era rimasta seduta per le ultime ore, piegando le tre forcine che aveva tra i capelli a metà e spingendole nella serratura.
Alla fine l’ultima si bloccò, bloccando la serratura. Girare per la stanza in cerca di aiuto si era rivelato inutile ed era sicura delle parole di Carlo che le finestre non si aprissero nemmeno di un centimetro. Anche se la finestra potesse rivelarsi un’uscita, l’alta caduta a terra ostacolerebbe sicuramente la sua fuga.
Il movimento dall’altra parte del muro la innervosiva; si allontanò dalla porta e tornò sul letto coprendo le forcine con il palmo della mano. La maniglia scese con la forza di una mano. L’ansia la caricò, preparandosi a combattere se fosse Carlo o peggio Glauco che arrivasse a picchiarla senza senso. Dio solo sapeva cosa sarebbero stati in grado di fare. L’avrebbero torturata per divertimento fino a venerdì e Francesco non si sarebbe mai presentato con i soldi? Doveva affrontarlo da sola e in nessun modo avrebbero potuto portarla a farsi fare del male senza combattere. Mentre si arrampicava sul lato opposto del letto, Sara si preparò a combattere. La porta si aprì sui cardini.

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