Tirà a svernà: La vita agra di montagna fra Ottocento e Novecento

Questo lavoro, in origine tesi di laurea, era la prima parte di un lavoro più ampio, diviso dal sottoscritto con lo studente Serafini Gino della facoltà di Lettere dell’Università di Siena, che aveva per oggetto il ‘48 e le tradizioni ribellistiche dell’Amiata.
Limitatamente al periodo da me preso in considerazione (1870-1920) avevo cercato di individuare alcune peculiarità della tradizione sociale e di lotta del movimento operaio amiatino, che riuscissero a far comprendere meglio i caratteri di insolita crudezza dei fatti del quarantotto.
Alla base di questa operazione, vi era stata la convinzione che la scelta per una ideologia politica moderna e rivoluzionaria espressa dai minatori, dai disoccupati, e dalla popolazione tutta in occasione dell’attentato a Togliatti non era un fatto da ritenersi normale ed acquisito, non poteva essere spiegato con i soli avvenimenti della politica nazionale; ma andava verificato nel passato di quelle popolazioni per vedere in quali condizioni tale scelta si era formata e quali difficoltà aveva dovuto superare.
Lo scopo principale che ha mosso la mia analisi e che, a tanti anni di distanza, mantiene ancora, credo, la sua validità è stato quello di capire, attraverso la riflessione storica, la vita dei proletari di montagna, il loro ambiente e la loro cultura e, soprattutto, la loro reazione di fronte a due processi nuovi della società moderna: l’avvento del capitalismo con l’apertura delle miniere e la penetrazione dell’idea socialista.

Francesco Rossi

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