su l'arida schiena del formidabil monte sterminator: Racconto d'inverno

Tor Morella è un antico villaggio appenninico di carbonai, da anni abbandonato e ora trasformato in idillico “buen retiro” di lusso ma di scarso successo, perché ogni anno resta, causa neve, isolato dal resto del mondo. Eppure sette persone hanno scelto di passarvi l’inverno, alcune perché è un nascondiglio ideale, altre perché è un ideale rifugio artistico, per altre ancora è un luogo dove ritrovare se stessi dopo una drammatica esperienza, e se alcune sono giunte cercando di sfuggire a un pericolo altre sono andate, loro malgrado, incontro al pericolo. Ma l’inverno precipita su di loro e la neve, la bianca visitatrice, minaccia di coprire tutto e tutti.

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Arrigo Berti

Sotto la neve, i colpevoliArrigo Berti

Forse il mio giudizio farà perdere all’autore la vendita di un po’ di copie, quelle dei lettori di noir puro e duro, e mi dispiace, però questo non è un semplice thriller, come vedo che a volte viene presentato perché l’etichetta è di moda tra editori e lettori. Questo è un grande romanzo e parla della colpa. Della misura della colpa. Della impossibilità di essere non colpevoli. Tutti i protagonisti della vicenda – il killer, l’ex carabiniere, lo scrittore fallito, la coppia mondana e truffaldina, la ragazza banalmente facile e il bancario rimasto senza scopo nella vita – sono in qualche misura colpevoli. E l’autore descrive il grado della loro colpa con il distacco che si confà al demiurgo narrante. La trama riunisce i sette personaggi a Tor Morella. È un antico villaggio montano di carbonai da tempo abbandonato, ora in via di trasformazione in una urbanizzazione di lusso (“buen retiro”, la definisce il dépliant dell’agenzia immobiliare). È ormai inverno e la neve, fondamentale deuteragonista, cade fitta, presto il passo sarà chiuso e obbligherà i sette a trascorrervi l’inverno. Per alcuni di loro è un fastidioso imprevisto. Altri avevano contato proprio su quella situazione per sfuggire chi alla giustizia e chi al malaffare. E chi ai ricordi. Un ambiente chiuso dai monti e assediato dalla neve. Una atmosfera soffocante, che lascia a ognuno autonomia di movimento ma al tempo stesso obbliga tutti a una relazione stretta. La vicenda si snoda sul ritmo della neve che ora scende e si fa tempesta, ora rimette e lascia intravvedere l’illusione del cielo azzurro. Gli avvenimenti rimbalzano da un soggetto all’altro, il collegamento stilistico accompagna da un soggetto all’altro. Da una storia all’altra. Da una colpa all’altra. Da un castigo all’altro. Fino all’epilogo, casuale come il Fato.

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