AURORA e i Fiori della Felicità (Aurora e di Fiori della Felicità Vol. 1)

Una storia d’altri tempi, o meglio fuori dal tempo, come solo le fiabe sanno essere. Tre regni confinan-ti, tre famiglie reali che hanno alle spalle dolori e sofferenze: eredi scomparsi troppo giovani, incendi devastanti, personaggi dall’animo gentile incattiviti dalla vita, guerre passate e guerre che incombono… In questo scenario si muovono i personaggi che danno vita ad Aurora e i fiori della felicità. Il per-sonaggio principale, che dà il titolo al romanzo, ha due grandi passioni: i fiori e la poesia. I primi le ri-cordano l’infanzia e il fratello gemello Daniel - mor-to a causa di un’epidemia - con cui curava il giardi-no: continua a farlo per sentire ancora in qualche modo la sua presenza. Le poesie, invece, sono il mezzo per esprimere il suo animo sensibile: Aurora è convinta che l’uomo che la sposerà sarà in grado di apprezzarle, anche se i suoi numerosi pretendenti non sembrano in grado di farlo: cadono in un son-no profondo al solo sentirla leggere i suoi compo-nimenti. Ma la morale di questa favola è che la gen-tilezza può salvare il mondo, e sono appunto i fiori e la poesia a rappresentarla perfettamente. Così non sono le principesse a risvegliarsi con un bacio, ma i principi ad addormentarsi con una poesia, e non sempre) per la noia: il giovane Riccardo, infat-ti, amico d’infanzia di Aurora, ha davvero bisogno di dormire, a causa di una maledizione che lo priva del sonno. L’effetto dei versi della principessa è dunque benefico per lui. E salvifici sono gli effetti dei fiori: seminati lungo la strada, o impastati in-sieme al pane, riescono a ingentilire l’animo di chi li ingerisce. Anche Aaron, detto il re Malvagio, se ne accorgerà. La sua cattiveria non è innata, ma è la reazione a un evento luttuoso che gli aveva scon-volto la vita. Un paese precipitato in una crisi in apparenza senza via d’uscita, e sull’orlo di una guerra che sembra ormai in evitabile, può essere salvato solo dai fiori, in un messaggio pacifista che pare provenire direttamente dagli anni Sessanta, dagli slogan carichi di speranza di chi invitava a mettere, appunto, fiori nei cannoni. Ma, come si è detto, come ogni favola anche questa è fuori dal tempo.



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