Americani nella Grande Guerra

Dopo un iniziale periodo di neutralità, il 6 aprile 1917 gli Stati Uniti si uniscono al conflitto che già da tre anni affliggeva l’Europa. “Il mondo deve essere reso sicuro ai fini della democrazia” invoca il presidente Woodrow Wilson, e così – non senza grandi divergenze all’interno della società e dell’ambiente politico – gli Stati Uniti scendono formalmente in guerra al fianco degli alleati.

Theodore Roosevelt Jr., figlio di Theodore Roosevelt, presidente degli Stati Uniti dal 1901 al 1908, fa parte del corpo di spedizione americano in Francia. “Eravamo cresciuti con l’idea che, per quanto deprecabile fosse la guerra, l’unica possibilità al suo irrompere era di andare. L’unico modo per mantenere la pace, una pace giusta, era di essere propensi e preparati a combattere” afferma l’autore riprendendo la teoria paterna della preparedness. Sono qui dunque affrontati sia temi politici che esperienze al fronte. Al momento dell’entrata in guerra l’esercito degli Stati Uniti risulta inadeguato, e passeranno mesi prima che il contingente americano possa prendere concretamente parte al conflitto. Ma nei circa duecento giorni di partecipazione attiva le perdite sono ingenti. La testimonianza di Theodore Roosevelt Jr. è dunque un tributo ai compagni d’armi, ma è anche il resoconto dei buffi equivoci sorti a causa dei diversi usi e costumi della popolazione francese, così come una riflessione sulle sfide della società americana, varia e composita eppure permeata da un sentire comune che, come nel caso di altre nazioni, ha finito per rafforzarsi anche e proprio tra i soldati al fronte.

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