Lettera a Margherita: Il ricordo di un bambino cresciuto a Napoli e dintorni durante la II Guerra Mondiale nel racconto di un nonno alla sua nipotina

Una famiglia italiana, una cena estiva in un ristorante americano di fronte all’immensità dell’Oceano. I camerieri anche loro immigrati, anche loro europei. Chiacchiere. Nostalgie. Margherita, 11 anni, ascolta tutto, poi pone una domanda semplice ma impegnativa, esistenziale: perché gli esseri umani si spostano, lasciano la loro terra, si trasferiscono altrove? E quando la risposta degli adulti contempla le guerre, lei sgrana gli occhi e chiede con immutata naturalezza: perché gli esseri umani fanno la guerra? La risposta viene affidata al nonno Mario, che vive in Italia e i bombardamenti li ha vissuti quando era piccolo. Lui prende la matita con la quale di solito disegna case e alberi e scrive questa lettera alla nipotina lontana, con tratto leggero ma incisivo come possono esserlo i ricordi di bambino. Ci sono la paura e la speranza e ovviamente il gioco e la scoperta del bene e del male.

Il ricordo di un nonno che ha vissuto la sua infanzia durante la guerra, proprio come tanti bambini che si vedono in oggi in televisione e le cui storie sembrano quasi non appartenerci. Il racconto di un passato ormai lontano nel tempo, ma nel quale cadevano bombe distruttrici e si accumulavano macerie, c'erano soldati con mitragliatrici agli angoli della strada e ci si doveva inventare improbabili travestimenti per sfuggire alla cattura dei nemico. E' l'immagine di Napoli e dintorni fino all'arrivo degli Alleati; anni nei quali il tempo passava giocando tra ordigni inesplosi e in attesa del ritorno dei propri cari partiti per il fronte. E’ la semplice, ma niente affatto banale, dimostrazione dell'indiscutibile follia della guerra, svelata dal racconto di chi quell'esperienza ha vissuto.

Segnala o richiedi rimozione

Condividi questo libro

Recensioni e articoli

Aggiungi una recensione Aggiungi un articolo

Non ci sono ancora recensioni o articoli